La giornata internazionale della permacultura è domani. E’ probabile che in molte parti d’Italia il tempo sarà brutto, speriamo senza altri eventi come la tromba d’aria dell’altro giorno. Un consiglio per come impiegare il tempo domenicale? Qui domani ci sarà una 24 ore di trasmissioni su eventi, notizie, interviste e altro ancora dalla vasta comunità permaculturale in giro per il mondo.

Il tema di quest’anno è “Grow local” ovvero coltivare localmente per aumentare la resilienza delle comunità. Il termine “coltivare” si può riferire al cibo, all’energia, alle fibre tessili, alle costruzioni, alla comunità e all’economia.

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Ieri sera ho partecipato alla degustazione di vino organizzata dal Gruppo d’Acquisto Solidale La Festa con la Cooperativa Eortè. Oggetto della serata erano i vini prodotti dall’azienda Folicello, fornitore del G.A.S.

Perdonatemi se non seguo un filo logico preciso, vi sfido a riuscire a farlo dopo aver assaggiato 5 ottimi vini e in più un insolito succo d’uva frizzante; per di più, le bevande si accompagnavano a ottimo cibo preparato a sua volta coi prodotti dei nostri fornitori.

Riguardo ai vini  presentati, erano tutti squisiti e a dirlo non sono solo io, ho avuto anche la conferma da un partecipante appassionato di enologia. Il consiglio di cui far tesoro è quello di prendere il Gocce di Granato, metterlo in cantina al buio e al fresco costante per farlo invecchiare due anni.  Secondo lui in tal modo questo vino da ottimo potrà ulteriormente migliorare. Tutti gli altri vini sono comunque da assaggiare, anche direttamente presso l’azienda.

Altre cose da dire su Folicello sono che essa è condotta da Antonella e Marco, che con grande passione gestiscono il loro terreno vicino a Castelfranco (MO). E’ una azienda piccola che vende solo quello che produce, con un occhio di riguardo verso i gruppi di acquisto anche non strutturati. L’azienda segue le indicazioni della coltivazione biologica e dell’agricoltura biodinamica, con le relative certificazioni ufficiali. E’ anche molto attenta all’ambiente per quanto riguarda il risparmio energetico.

Ancora, durante la serata si è parlato di come il sapore del vino sia molto legato alla qualità del terreno sul quale si coltiva la vigna, per questo un vino può cambiare leggermente sapore da un anno all’altro. Riguardo alla presenza dei solfiti, la scelta aziendale è quella di metterne pochissimi, molti meno dei limiti permessi per i vini biologici in modo da far risaltare al massimo i sapori naturali derivati dall’uva. Inoltre, guarda caso, anche il vino è minaccciato dai cambiamenti climatici. Come il freddo dell’anno scorso ha messo a rischio le colonie di api, così’ il gran caldo e la mancanza di precipitazioni della scorsa estate ha stressato molto le viti.

Una bella serata, un’occasione per farsi un po’ di cultura minima sul vino e per riflettere.

E’ quello di Sister Corita Kent. Mi piace molto la regola n. 4: considera tutto come un esperimento. Il nome di quest’ blog l’ho scelto molto tempo prima di trovare il manifesto; tra tutta la fuffa motivazional-assertiva che c’è in giro, questo mi piace davvero! Ecco la versione tratta da Brain Pickings:

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Ieri sera alcuni novelli Baloo  hanno partecipato all’incontro organizzato dal Gruppo d’Acquisto La Festa, di cui sono socia da qualche anno, e dalla Cooperativa Eortè.

La serata prevedeva la degustazione di diversi tipi di miele prodotti da uno dei fornitori del Gruppo d’Acquisto. Per quanto riguarda me però è stata anche l’occasione di imparare tante cose nuove sulle api e sul miele, a integrare le poche e vaghe nozioni apprese  alla scuola elementare  tanti anni fa.  Cristiano, dell’azienda produttrice, ci ha infatti descritto con passione il proprio lavoro raccontandoci della complessa organizzazione sociale che vige in ogni famiglia di api. Ci ha detto come la famiglia si sviluppa in questi mesi a cavallo tra inverno e primavera, di come alle prime fioriture lui sia pronto a portare le cassette contenenti le famiglie nei luoghi più idonei affinchè le api trovino facilmente i fiori, di come si possano utilizzare anche gli altri prodotti delle api: cera, propoli, pappa reale.

Tra un assaggio e l’altro (ottimo il miele di castagno e quello di melata, che viene fatto a partire non da polline come gli altri, ma da una sostanza prodotta da un gruppo di insetti i quali si nutrono a loro volta della linfa delle piante), il discorso si è spostato anche sui fattori che danneggiano le api:  i prodotti chimici usati in modo massiccio nell’agricoltura industriale, le monoculture che distruggono la biodiversità (meno polline a disposizione, meno varietà di miele), i cambiamenti climatici. L’anno scorso ad esempio, oltre a dover fronteggiare l’inquinamento, le famiglie di api sono state gravemente danneggiate dall’ondata di freddo arrivata dopo un inverno relativamente mite proprio nel momento in cui iniziavano a schiudersi le uova deposte durante i mesi precedenti. Anche il caldo eccessivo è un fattore negativo, bisogna essere pronti a tenere sempre d’occhio le cassette per verificare che le famiglia abbiano nutrimento e scorte da parte. Tornando al discorso dell’inquinamento, l’importanza delle api è già stata  riconosciuta, tanto che sono state condotte varie esperienza in cui i preziosi insetti basate sull’assunzione che essi fungano da bioindicatori del danno chimico del’ambiente in cui vivono attraverso due segnali:  l’alta mortalità nel caso dei pesticidi e i livelli di residui che si possono riscontrare nei loro corpi e nei prodotti dell’alveare nel caso degli antiparassitari e degli altri agenti inquinanti come i metalli pesanti e i radio nuclidi.

Non son mancati vari cenni al perchè alcuni mieli siano sempre liquidi, come al momento della raccolta, mentre altri, liquidi all’inizio, in seguito cristallizzino: ha a che fare con la diversa composizione chimica e il contenuto di zuccheri.

Infine ci è stato lasciato un ricettario perchè il miele è molto versatile in cucina, oltre ad avere numerose proprietà benefiche. Cercherò di pubblicarle presto nel sito de La Festa, nella sezione Ricette

Ieri sera ho partecipato all’incontro organizzato da Carpitransizione sull’autocostruzione in edilizia.

La serata aveva l’obbiettivo specifico di presentare il “Progetto 10000” ossia l’autocostruzione assistita di moduli utilizzabili come alloggi o per uso ricreativo e di incontro in materiali bioedili, sostenibili, smontabili, riutilizzabili e soprattutto confortevoli grazie al buon isolamento termico. Il progetto è rivolto alle famiglie e ai gruppi di cittadini del cratere del sisma emiliano che hanno necessità di trovare una abitazione temporanea o un luogo per svolgere attività sociali per i prossimi anni, in attesa della ricostruzione. Inoltre esso è pensato per un minimo di 10 nuclei famigliari che vogliano iniziare insieme, formando un Gruppo d’Acquisto.

Alessandra e Mina, dell’associazione Bioecoservizi che ha ideato il progetto, ci hanno anche parlato di che cosa comporta aderire a un cantiere di autocostruzione: in primo luogo vuol dire rendersi disponibili a partecipare alla progettazione, non più rivolgendosi ai tecnici dicendo quanto si vuole spendere e aspettandosi un prodotto finito. Fin dalle fasi iniziali, si va avanti se si dedica tempo e idee a quello che si vuole costruire; solo così è poi possibile, tra le altre cose, stabilire quali saranno i costi e il lavoro richiesto ai partecipanti. E’ un passo difficile a volte da fare, ma autocostruire in bioediliza vuole anche dire guardarsi dentro e capire quanto ci si vuole mettere in gioco, perchè non si è più clienti di un mercato ma coproduttori. Inoltre l’autocostruzione fa molto di più che costruire l’edificio, contribuisce ad allacciare rapporti con l’ambiente e con la comunità, soprattutto nei casi in cui le persone vengono da un evento catastrofico in cui non si sono persi solo beni materiali ma anche relazioni tra le persone e i luoghi. L’autocostruzione con materiali naturali, sostenibili, a filiera corta è anche un modo per far partire certe economie locali che in questo periodo sono stagnanti. Ad esempio, se si costruisce in terra-paglia la paglia può essere fornita da un contadino vicino al cantiere, se si usa il legno esso può essere lavorato da una segheria della zona; la lana per isolare le pareti può venire da un allevamento di pecore italiano. Come ci ha ricordato Mina alla fine dell’incontro, in fondo fino a 50 anni fa l’autocostruzione con materiali locali era l’unico modo per costruire.

Un po’ in ritardo, eccomi a dare conto delle gioiose personali celebrazioni del Pasta Madre Day che si sono tenute a casa mia sabato scorso, 2 febbraio. Non essendomi potuta aggregare a qualche evento ufficiale, nè tantomento organizzarne uno io, ho deciso di tenere un basso profilo e di fare quello che faccio quasi ogni sabato, in tanti piccoli pasta madre giorni: ho fatto il pane!

Da un anno circa ho la mia pasta madre, l’ho iniziata io leggendo le indicazioni di Riccardo e delle altre persone appasionate di questa antica e moderna pratica. Solo di recente ho dato un nome alla mia pasta madre, mi ci è voluto un pochino di tempo per affezzionarmici sul serio. La mia si chiama Molly, come una brava ragazza di qualche film americano, affidabile, dinamica ma con una vena di follia.

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Per ora ho imparato a fare il pane e poco altro, ma Molly non ha fretta, con calma farò anche altro e in rete le ricette e quelli da cui copiare non mancano.

Buoni impasti a tutti!

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Da qualche tempo, per vari motivi, mi interessa il compost.

Il compostaggio è uno dei metodi per gestire i rifiuti contenenti sostanza organica, molto in alto nella gerarchia prevista dalla normativa sui rifiuti sia italiana che comunitaria. Esso permette infatti il recupero di materia, che dovrebbe sempre essere preferito al recupero di energia da un qualsiasi rifiuto.

La pratica del compostaggio domestico ha davvero tante ottime motivazioni, proviamo ad elencarle in ordine sparso:

-  se non consegno i miei rifiuti organici all’azienda incaricata, gireranno meno automezzi, meno inquinamento;

- se mi produco il compost, avrò un ottimo ammendante da aggiungere al mio orto o giardino (eh si, dopo bisogna avere un orto, anche minimo); la sostanza organica presente nel compost migliora molto il terreno che diventa più resistente e trattiene di più l’acqua.

- di solito si ottiene uno sconto sulla tariffa rifiuti;

- il compostaggio è un modo per rimettere il Carbonio dentro la terra, a differenza di molte altre attività umane che incessantemente lo tirano fuori buttandolo nell’atmosfera.

Riguardo a questo ultimo aspetto, ho trovato in rete un piccolo gioiellino di Donella Meadows (qui una sua presentazione e un suo articolo tradotto in italiano) in cui l’autrice dà conto di un calcolo di quanto Carbonio si possa catturare mediante il compostaggio. L’ho tradotto, è  breve e gradevole come lettura anche se ci sono alcuni calcoli. Ovviamente forse non è il valore finale in sè che conta, quanto l’ordine di grandezza. Da notare che in inglese garden vuol dire sia giardino che orto, per cui ho usato l’uno o l’altro termine indifferentemente. Il titolo dell’articolo poi è un gioco di parole un pochino intraducibile, per cui non l’ho tradotto..ecco l’articolo

The Brothers Foley develop a sense of humus

di Donella Meadows, pubblicato da Sustainability Institute

Qualche tempo fa scrissi a proposito del Dr. Jonathan Foley, uno scienziato ambientalista dell’Università del Wisconsin che è così preoccupato per il riscaldamento globale da aver deciso di impegnarsi affinchè lui e la sua famiglia non contibuiscano a questo fenomeno. Ciò significa niente emissioni di biossido di carbonio (CO2), niente combustione di gas, petrolio e carbone. O, se devono bruciare del combustibile fossile, essi fanno in modo di far piantare un albero o che su una certa superficie sia ripristinata la vegetazione naturale.

In seguito ho scoperto che Jon Foley si tiene in contatto via posta elettronica con suo fratello David, che di mestiere progetta edifici “sostenibili” nel Maine, David ha chiesto a Jonathan se può  accumulare dei crediti di assorbimento CO2 grazie all’humus accumulato nel suo giardino, che viene coltivato naturalmente. Quando David e sua moglie Judy iniziarono a coltivare, circa 10 anni fa, i test sul loro suolo affermavano che esso conteneva solo l’1% cento di sostanza organica. Ora i risultati dicono che la percentuale è del 7.7%.

Jon, che si intende di numeri, s’è dato da fare per fare una stima del crediti di carbonio accumulati da David e Judy. Ecco quindi come ha fatto, a beneficio degli agricoltori e dei coltivatori che vogliono quantificare il proprio contributo a contrastare il cambiamento climatico. Le citazioni sono tratte dalle email scambiate tra Jon e David.

L’incertezza maggiore riguarda quanto in profondità la sostanza organica arriva nel suolo. Ho ipotizzato che essa venga inserita solo nei primi 20 cm. Probabilmente voi starete facendo penetrare la sostanza organica ben più in profondità e ciò influirebbe molto sui risultati. Diciamo che questa è una stima conservativa.

Area: 0.4 acri pari a 0.162 ettari

0.162 ettari pari a 1620 metri quadrati

La densità di un suolo di tipo argilloso come quello considerato  è di 1.35 grammi al cm cubo, pari anche a 1.350 kg al metro cubo.

Considerando quindi lo spessore dei primi 20 cm del suolo, allora si hanno 1350 kg al metro cubo per 0.20 metri che dà come risultato 270 kg di suolo per metro quadrato, ossia la massa di suolo che risente dell’aumento di sostanza organica.

Se inzialmente il vostro suolo conteneva l’1% in peso di sostanza organica, questo equivale a 2.7 kg per metro % (nei 20 cm superficiali)

Se il vostro suolo è adesso al 7.7% di sostanza organica, allora ne avete 20.7 kg al metro quadrato (nei 20 cm superficiali)

La sostanza organica del suolo è composta approssimativamente per il 58 % da Carbonio ( e per il 3 – 6 % da Azoto)

1 % di Sostanza Organica = 2.7 Kg di Sostanza Organica al metro quadrato  = 1.56 Kg di Carbonio al metro quadrato (nei 20 cm superficiali)

7.7 % di Sostanza Organica = 20.7 Kg Sostanza Organica al metro quadrato  = 12 Kg di Carbonio al metro quadrato (nei 20 cm superficiali)

la differenza è di 10.44 Kg di Carbonio al metro quadrato.

10.44 Kg di Carbonio al metro quadrato per 1620 metri quadrati = 16.912 Kg di Carbonio equivalente a 16.9 tonnellate di Carbonio

Questa è la quantità di Carbonio sequestrato nel terreno; per ottenere l’equivalente di Biossido di Carbonio (CO2) basta moltiplicare per 44/12 (il rapporto tra le masse atomiche di CO2 e C)

16.9 tonnellate di Carbonio sequestrate corrispondono a 61.97 tonnellate di CO2

“ E’ molto facile che tu abbia sequestrato nel tuo terreno 16.9 tonnellate di Carbonio nel corso degli ultimi 10 anni. Se pensi che si dovrebbe considerare un maggiore spessore di terreno in cui misurare la presenza della sostanza organica (ad esempio 40 cm), allora aumenta i numeri proporzionalmente (in  questo caso, basta raddoppiarli)”

“Tutto ciò è davvero notevole! L’”Americano medio” (ma chi è, peraltro?) rilascia nell’atmosfera da 5.5 a 6 tonnellate di Carbonio ogni anno. Si può dire che tu hai compensato per le emissioni di circa 3 anni di un Americano medio”

Ho detto a David che si tratta di un grande risultato e che, considerata la casa che si è progettato da sé perché sia molto efficiente dal punto di vista energetico e i suoi consumi molto frugali, lui non è di certo un Americano medio, così sono più che disposto a riconoscergli il fatto d’aver compensato per le sue emissioni di Carbonio degli ultimi dieci anni. Ma, gli ho fatto notare, non riuscirà facilmente ad arricchire ulteriormente il suolo del suo giardino. Cosa farà quindi per compensare anche nei prossimi dieci anni?

Lui mi ha risposto “E’ vero, abbiamo già fatto tutto quello che potevamo fare, puoi avere un beneficio solo una volta quando pianti un albero o aumenti la sostanza organica del suolo. Ma se tutti facessero così, avremmo un maggiore spazio di manovra per attuare la transizione verso fonti di energia più sostenibili nei prossimi decenni”.

Quello che mi piace molto nell’accumulare sostanza organica nel suolo come strategia di sequestro del carbonio è la sua scaltrezza. Immagina un futuro in cui gli agricoltori e i coltivatori del suolo siano in grado si integrare le loro entrate economich mentre coltivano nel modo giusto. Immagina che le grandi aziende produttrici di CO2 trasferiscano parte dei loro ricavi agli agricoltori. Wow!”

Nel frattempo, sii grato per la sostanza organica presente nel suolo. E’ quello che ci fa superare i momenti di siccità. Prima o poi DEVE piovere”.

Se siete interessati a seguire qualcuno che da qualche anno a questa parte ha provato DAVVERO a mettere in pratica l’alternativa, dopo aver in primo luogo ipotizzato che essa esistesse, allora dovete senz’altro seguire Nicola nel suo Orto di Carta. Nicola è uno degli ispiratori del cammino che, pacatamente, cerco di fare anche io nel mio piccolo e con cil mio passo tutt’altro che spedito.

L’ho ascoltato dal vivo mentre parlava di orto sinergico, lo seguo su Twitter (@ortodicarta), leggo i suoi post che fanno spesso venire mal di testa perchè, come direbbero quelli ggiovani, sono “tanta roba”, sogno di bere un the prima o poi nella casa di paglia costruita da lui e da Noemi..

Adesso l’Orto di Carta ha lanciato una campagna di raccolta risorse per le nuove iniziative. Chi vuole aderire, riceverà in cambio uno strumento messo a punto da Nicola per la gestione dell’orto (non so bene neanche io di cosa si tratta ma a breve donerò la mia quota e dopo forse capirò). In ogni caso è tutto spiegato qui.

 

Riflessioni conclusive di Bill Mollison

Per quanto mi riguarda non vedo altra soluzione (politico-economica) ai problemi dell’umanità, se non la formazione di piccole comunità responsabili, impegnate nell’applicazione della permacultura e di tecnologie appropriate. Credo che i giorni del potere centralizzato siano contati e che una nuova ‘tribalizzazione’ della società sia un processo inevitabile, anche se in qualche modo doloroso.
Nonostante la scarsa volontà di agire di alcuni, noi dobbiamo trovare i modi per farlo per la nostra stessa sopravvivenza. Non tutti dobbiamo o abbiamo bisogno di essere contadini e coltivatori. Infatti, ognuno ha la capacità e forze da offrire e può formare partiti ecologisti o gruppi di azione locali per cambiare le politiche dei nostri governi locali e statali, per richiedere l’uso delle terre pubbliche a beneficio della gente senza terra e unirsi a livello internazionale per spostare le risorse dello spreco e della distruzione verso la conservazione e la costruzione.
Credo che dobbiamo cambiare la nostra filosofia prima di poter cambiare il resto: cambiare lo spirito di competizione che ora pervade anche il nostro sistema educativo, in quella della cooperazione in libere associazioni; mettere al posto della nostra insicurezza materiale una umanità sicura, al posto dell’individuo la tribù, al posto del petrolio le calorie e al posto del denaro i prodotti.
Ma il cambiamento più grande che dobbiamo fare è dal consumo alla produzione di cibo, anche se su piccola scala, nei nostri orti. Se anche solo il 10% di noi lo facesse, ce ne sarebbe a sufficienza per tutti. Da qui deriva la futilità dei rivoluzionari che non hanno un orto, che dipendono dal sistema stesso che attaccano e che producono parole e pallottole e non cibo e protezione.
Talvolta sembra che sulla terra tutti noi siamo irretiti, coscientemente o incoscientemente, in una cospirazione che ci mantiene impotenti. E tuttavia, tutte le cose di cui le persone hanno bisogno sono pur sempre prodotte da altre persone: solo insieme possiamo sopravvivere. Noi stessi possiamo porre rimedio alla fame, all’ingiustizia e a tuta la stupidità del mondo. Possiamo farlo comprendendo il modo in cui funzionano i sistemi naturali, attraverso l’attenzione alla forestazione e alla coltivazione in generale e attraverso la contemplazione e la cura della terra.
Le persone che forzano la natura in realtà forzano se stesse. Quando coltiviamo esclusivamente frumento, diventiamo pasta. Se cerchiamo solo quattrini, diventiamo denaro; se restiamo ancorati agli sport di squadra dell’adolescenza, diventiamo palloni gonfiati. Attenzione ai monoculturalisti nella religione, nella salute, nell’agricoltura o nell’industria. La noia li conduce alla pazzia: possono dare inizio a una guerra o impadronirsi del potere proprio perché sono persone incapaci o inermi.
Per diventare persone complete dobbiamo percorrere molti sentieri; per possedere davvero qualcosa è necessario prima di tutto dare. Non si tratta di un controsenso: solo chi condivide le proprie multiple e diverse capacità, la vera propria amicizia, il senso di comunità e la conoscenza della terra, sa di essere al sicuro ovunque vada.
Ci sono molte battaglie e avventure da affrontare: la lotta contro il freddo, la fame, la povertà, l’ignoranza, la sovrappopolazione e l’avidtà; avventure nell’amicizia, nell’umanità, nell’ecologia applicata e nella progettazione avanzata. Tutto ciò potrebbe creare un’esistenza molto migliore di quella attuale, che potrebbe significare anche la sopravvivenza dei nostri figli.
Per noi non c’è altro sentiero che quello della produttività cooperativa e della responsabilità comunitaria. Imboccate quel sentiero e la vostra vita cambierà in un modo che non potete immaginare”.

Bill Mollison
in ‘Introduzione alla Permacultura‘, Edizioni Terra Nuova

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