Un nuovo MOOC: Intro to Permaculture

E’ tempo di dedicarsi  a un nuovo corso online. Questa volta andiamo (per modo di dire)  in Oregon, Stati Uniti, dove Oregon State University ha messo a disposizione questo “Intro to Permaculture” a cura di Andrew Millison.

L’infrastuttura che ci ospita è un pochino diversa da quella di Coursera, dove ho fatto il primo Mooc ma la dinamica è in sostanza la stessa: ci si iscrive, ci si presenta al resto della classe nel forum dotato di mappa per localizzarsi; si legge il materiale fornito dal docente sotto forma di video e articoli, si discute con la classe nelle varie sezioni del forum, si eseguono i “compiti” assegnati.

Ho scelto proprio questo corso perchè unisce l’aspetto dell’esplorare meglio il self learning con l’approfondire la Permacultura con l’aiuto di un docente universitario della materia stessa.

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L’albero in fiore

Il corso è iniziato questa settimana e durerà fino a fine maggio. Ci è stato chiesto di dichiarare su quale sito reale vogliamo esercitarci ed applicare man mano ciò che impariamo: la mia scelta è stata il giardino dietro casa, che sarebbe bello rendere ancora più produttivo

 

 

 

 

Un nuovo MOOC: Intro to Permaculture

Arcadia

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Ho letto un buon libro, si intitola “Arcadia”, pubblicato quest’anno, in Italia da Codice Edizioni.

Dato che la prima metà della storia si svolge ad Arcadia, una comune hippie costruita a cavallo tra anni 60 e 70 con fatica e sudore da un gruppo di persone che si chiamavano l’un l’altro i Free People, già mi vedo il romanzo stravolto e banalizzato da un film da esso tratto. L’autrice è brava a dare un ritratto non stereotipato della vita di questa comunità, dalla nascita alla consolidazione e alla diaspora finale. Il punto di vista è quello di Briciola, il “primo nato nella comunità”, il cui flusso di pensieri espresso in un tempo presente sospeso tra pensieri e parole pronunciate. I genitori di Briciola, Abe e Hannah, con la purezza di loro ideali e il duro lavoro manuale diventano ben presto colonne portanti della comunità, di contro al carismatico ma ben poco pragmatico Handy, la guida spirituale del gruppo. Tutte le sfaccettature di questo tipo di educazione sono descritte in modo vivido: il vivere sempre insieme, educati da tutti, l’imparare a fare tanto da sè, il contatto costante con la natura, il contatto anche con la droga vista come esperienza di esplorazione personale liberatoria. La scelta di non sfruttare nessuno neanche gli animali porta i Free People a condurre uno stile di vita totalmente alternativo, qualcosa che oggi definiremmo “sostenibile”. Agli occhi di Briciola questa è una vita felicissima, ma vista a ritroso nelle successive parti del romanzo, l’idillio non è condiviso nei ricordi degli altri personaggi.  A lui però sembra senz’altro preferibile al mondo esterno, martoriato da guerre, miseria, stupri, rapine e cose terribili; da “case solitarie e spopolate in cui regna una rovina chiamata televisione”.

Vicino ad Arcadia vive una comunità Amish, un altro esperimento utopistico basato su un contratto tra persone totalmente diverso, più rigido ma nel lungo periodo più solido. Come dice un personaggio appartenente al gruppo degli Amish: “Libertà o comunità, comunità o libertà. Una persona deve decidere come preferisce vivere. Io ho scelto la comunità”.  Ritroviamo la comunità Amish  ancora fiorente alla fine del racconto, mentre Arcadia è ormai un ricordo e Briciola si è adattato alla vita di città. In essa, egli trova persone desensibilizzate, perse nelle loro solitudini digitali e  incapaci di interessarsi ad alcunchè. Mangiano cibo che sa di cartone e non hanno contatto con la natura. Inaspettatamente però, Briciola intuisce che lo spirito di Arcadia può rivivere in citta. “Abe, dice, non era la campagna a fare dell’esperimento di Arcadia un posto così bello, lo capisci? Era la gente, la correlazione, il fatto che tutti contassero su tutti, la vicinanza. I paesini stanno morendo, l’America delle città di provincia va scomparendo e il solo luogo dove quel sentimento esista ancora è qui, nella grande città, dove milioni di persone respirano la stessa aria. Qui e adesso c’è più utopia, più che nella tua graziosa casetta sperduta nella foresta, con le marnotte come soli vicini. Non lo vedi? Noi ragazzi di un tempo viviamo qui, in città. Siamo diventati urbani perchè cerchiamo ciò che abbiamo perduto. Questo è il solo luogo che vi rassomigli. La vicinanza. La connessione. Capisci? Sono cose che non esistono più se non qui.”

Nella seconda metà del libro, dopo alcuni salti temporali in cui le dolorose vicende personali di Briciola si dipanano, il mondo in cui il protagonista vive è alle prese con i primi effetti sensibili ma già disastrosi dei cambiamenti climatici.

Una lettura avvincente che si conclude forse trovandosi a rimproverare all’autrice di non avre tirato alcune fila delle varie vicende trattate, facendo scomparire alcuni personaggi frettolosamente o glissando su alcun passaggi importanti.

Arcadia

Ho provato a fare un MOOC (Massive Open Online Course)

Sui MOOC viene detto qualcosa qui. I Mooc sono corsi di formazione online gratuiti, preparati da università “reali” e curati dai loro docenti e assistenti. In sintesi, si sceglie il corso di interesse, ci si collega tramite computer, si assiste alle lezioni non in diretta ma quando meglio si riesce e, entro i termini stabiliti, si svolgono i test e i “compiti” assegnati.

In stile molto anglossassone, i test sono a risposta chiusa e i compiti sono testi da scrivere sugli argomenti trattati. Nella piattaforma e nel corso da me scelti per questo primo esperimento, Coursera con Wheels of Metals, urban mining for a circular economy, è offerta anche la possibilità di interagire con gli altri studenti e con i professori sugli argomenti svolti di settimana in settimana tramite un forum di discussione.

Per interessi personali e professionali ho scelto di iniziare con un corso sui metalli, su quanto sono utilizzati, quanto sono importanti anche per il settore delle energie rinnovabili, come possiamo riciclarli dai giacimenti urbani dando vita a una economia circolare.

Tanti concetti interessanti, di cui potrò parlare meglio in seguito. Il corso, iniziato a metà ottobre, è finito il 24 novembre e oggi ho ricevuto l’attestato di partecipazione.

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Ho provato a fare un MOOC (Massive Open Online Course)

Un anno con Kikka e Kokka

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Tra pochi giorni sarà il primo anniversario dell’arrivo a casa nostra di Kikka e Kokka, due simpatiche galline ovaiole che sono diventate sostanzialmente i nostri due animali domestici. Se si escludono due pesci rossi, non avevamo mai avuto un animale prima e a causa della mia infatuazione per certi scritti di permacultura, siamo partiti proprio da loro. Chi infatti riesce a resistere al fascino del famoso disegno della gallina di Bill Mollison in cui sono esplicitate tutte le sue funzioni e le relazioni all’interno di un sistema?

Eccolo qua: imagesIo ho subito il suo fascino dalla prima occhiata, poi durante un corso di permacultura questo disegno me lo hanno spiegato per bene aumentando il mio debole, anche se non disponevo nè dispongo ora di una fattoria o di qualcosa che possa assomigliare, se non con fervida immaginazione, a un sito permaculturale. Poi metteteci che in su molti siti in rete e anche su alcuni giornali cartacei, negli anni scorsi sono stati scritti articoli su quanto sia trendy allevare polli in città, oltre che molto sostenibile.

Insomma, a causa del condizionamento mediatico, dell’influenza delle letture permaculturali, della voglia di avere un animale tra i piedi ma un cane o un gatto ce lhanno un po’ tutti, dell’interessante possibilità di avere uova fresche a disposizione e forse di altri motivi ancora non chiariti, sono arrivate loro:

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Dopo un anno qual è il bilancio? Diciamo subito una cosa: ha ragione Nicola quando dice che bisogna resistere al fascino che le galline esercitano e al ruolo che occupano stabilmente nel nostro immaginario di cercatori di un altro modo di fare le cose (ognuno nella scala adeguata a casa propria e alle proprie possibilità): consiglio già da ora di prendere le galline solo se una onesta e attenta analisi del “sistema”, di cui esse diventeranno parte, lo suggerisce. E nel sistema, vale anche per chi vive in città, ci metto: lo spazio e i tempo a disposizione,  i vicini di casa, la voglia di maneggiare molta cacca, l’avere un posto in cui raccogliere questa cacca per farla maturare e stabilizzare, qualche coltivazione in cui utilizzare il fertilizzante ottenuto, un negozio di granaglie relativamente vicino, etc etc.

Insomma, non fate come me e non cedete subito allo stranissimo fascino di questi animali molto poco empatici. Sappiate che le galline non vogliono familiarizzare, non vengono verso di voi scodinzolando e volendo giocare, non cercano coccole. Accorrono sempre ma solo perchè potreste avere del cibo con voi e a quello sono sempre interessate. Non è però del tutto vero che mangiano tutti gli avanzi della cucina, alcune cose non le gradiscono, non confondiamole con i maiali (detto senza alcuna offesa, ho grande rispetto per i maiali). Certe verdure dal gusto forte, certe foglie che possono avanzare quando si cucina non le apprezzano, mentre sono ghiotte di tutti gli avanzi di pasta, pane o carne (ma queste cose non dovrebbero MAI avanzare!!)

Loro passano il tempo a esplorare il giardino e a razzolare nel terreno alla ricerca di insetti e lombrichi; quando sono stanche si riposano accoccolate a terra. Lavorare in giardino con loro è molto rilassante perchè a modo loro tengono comunque molta compagnia, sono curiose e vengono sempre tra i piedi. Non mi stupisce che in certi casi le galline siano state usate nella terapia di bambini affetti da autismo.

Questo è l’altro aspetto da considerare bene: le galline non mangiano proprio tutte le piante che potreste coltivare in un giardino cittadino, però di sicuro le distruggono a forza di razzolarci intorno. Hanno una incredibile capacità di fissarsi su un punto preciso e scavare finchè non perdono interesse (non subito); sono molto ammirata da questa loro caratteristica. Se si progetta di coltivare e di tenere galline, bisogna studiare come separare i sue spazi. Ci vuole un buon design iniziale, adesso che mi accorgo di non averlo avuto, lo posso dire. Da noi Kikka e Kokka hanno avuto la possibilità da poco dopo il loro arrivo di girare libere per tutto il giardino, dopo qualche mese  hanno iniziato a frequentare anche il giardino dei vicini e la loro incolumità è dovuta al fatto che abbiamo due vicini eccezionali che le hanno avute subito in simpatia. Ovviamente in caso contrario, avremmo dovuto in qualche modo limitarle. Ma le cose sono andate così e adesso passiamo una quota di uova ai vicni per la loro collaborazione.

In conclusione, il bilancio è positivo, Kikka e  Kokka sono diventate parte integrante della famiglia e alla sera tutti controlliamo che stiano bene. Complice l’inverno mite, non hanno mai smesso di dormire all’aperto (vedi foto  sopra) come vere galline ruspanti e di fare uova, talvolta cambiando nido senza preavviso

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Brave le mie ragazze, vi dedico una canzone di Leonard Cohen che amo molto!

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Un anno con Kikka e Kokka

Prossimi impegni

Qui a margine si sta lavorando a questi due appuntamenti (dal blog di Carpi in Transizione):

Il ciclo per le  “Famiglie sostenibili” continua con un doppio incontro: giovedì 21 novembre alle 21 all’Auditorium Rustichelli parleremo di come fare la spesa in modo più consapevole.

Il tema è molto ampio, per iniziare a circoscriverlo incontreremo alcuni produttori locali di cibo e due realtà di “clienti organizzati”. Partiremo anche ovviamente da dove ci siamo lasciati con Davide Bochicchio lo scorso 3 ottobre: ossia  dall’invito a costruire reti virtuose di produzione e commercio del cibo, reti in cui non siamo più solo presenti come clienti/consumatori nella parte finale ma come corresponsabili e quasi coproduttori in più punti del processo.

Domenica 24 novembre al pomeriggio torna il laboratorioMani in Pasta” (per informazioni e iscrizioni, rivolgersi al Centro Famiglie). Prepareremo insieme la pasta all’uovo e cucineremo una ricetta utilizzando il pane secco avanzato, che non si sa mai bene come gestire e si finisce per buttare via (salvo poi comprare quello già grattugiato in busta al supermercato).

 

Prossimi impegni

Autunno, cadono le foglie

Stando a quanto si dice in giro, siamo in autunno. Forse non ci si crede del tutto a causa delle temperature ancora estiva ma inequivocabilmente le foglie hanno iniziato a seccarsi e a cadere, in men che non si dica bisogna raccoglierle prima che formino enormi cumuli così poco estetici; quando si ammassano, coprono il pratino e il giardino sembra in preda al caos invece che ordinato e perfettino.  Raccogliere d’altra parte è una grossa seccatura: bisogna metterle in un sacco e poi farle ritirare dagli addetti alla raccolta porta a porta o portarle all’isola ecologica. Ma mica vorremo che il giardino sia pù in disordine di quello dei vicini?

Bè, guarda, quest’anno faccio in modo diverso: le lascio lì, lascio che restino nel suolo da cui provengono. Le foglie secche hanno tante funzioni all’interno di un ambiente, sono la coperta del suolo, come si intuisce facilmente camminando in un bosco in cui solo lungo il sentiero battuto la terra è nuda, tutto intorno c’è una copertura naturale di foglie secche e rametti spezzati.

Anche un suolo di città può beneficiare della copertura delle foglie, per cui vale la pensa dedicare loro un po’ di tempo senza però allontanarle. Esse infatti contribuiscono a migliorare la struttura del suolo, ossia il modo in cui le varie componenti di cui è formato si uniscono, detreminando le caratteristiche fisiche e chimiche del suolo stesso. Sono ricche di minerali che rilasciano lentamente, a differenza dei fertilizzanti di sintesi, a vantaggio dei microorganismi che vivono nel suolo. Possono essere compostate (in questo caso è meglio triturale o comunque spezzarle) o lasciate come sono per usi di pacciamatura.  Chi non ha foglie a disposizione può chiedere ai vicini che ne hanno in abbondanza, spesso in alcune zone le foglie sono raccolte  e messe in strada a disposizione di chi ne abbia bisogno. Per le foglie di città occorre valutare bene la provenienza: quelle raccolte in strada potrebbero essere contanimate da particelle di asfalto o altre inquinanti che vengono prodotti nelle nostre sporche comunità.

Insomma le foglie secche non sono solo belle per il loro colore, esse sono anche notevoli costruttori del suolo. E il suolo, a detta di alcuni, è più importante del petrolio.

Grazie a questo post per l’ispirazione

 

Autunno, cadono le foglie