Idee che mi vengono – il concorso dei passi

Al mercoledì sono a casa dal lavoro a seguito di una riorganizzazione dell’orario che mi sono regalata; solitamente passo la mattinata cercando di svolgere tutte quelle incombenze domestiche che mi sono sfuggite nei giorni precedenti, ma questo non mi impedisce di avere strane idee, ispirate spesso dalla visione un minimo distaccata di come le persone si comportano. L’idea di oggi, slegata per ora da ogni considerazione di fattibilità, è questa: chiunque dimostri di aver fatto in un giorno 1000 passi a piedi MENTRE sta facendo altro, ad esempio la spesa, portare il figli a scuola o a fare sport, andare al museo, al cinema e così via può essere estratto e vince un viaggio alle Maldive. O più realisticamente un buono sconto al supermercato o in libreria, un abbonamento a un bel giornale; magari uno sconto su qualche tassa locale (se fosse il sindaco a promuovere tale concorso). Premi minori per le categorie minori, ad esempio chi fa solo 500 passi al giorno. Estrazioni settimanali o anche ogni due-tre giorni. Che ne dite?

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Idee che mi vengono – il concorso dei passi

La Permacultura a Monteveglio

Nel corso del 2011 ho partecipato a un percorso che i ragazzi di Monteveglio in Transizione hanno organizzato sul tema della Permacultura. Al ritmo di un fine settimana al mese abbiamo avuto la possibilità di dare un primo sguardo a cosa vuole dire progettare in Permacultura. Adesso il corso è finito ma abbiamo condiviso tanto e credo che avremo ancora il modo, se vorremo, di lavorare insieme. Ecco, lavorare insieme è bellissimo ed è una cosa che andrebbe fatta più spesso, che si tratti di aiutare un amico a verniciare casa o di mettere le proprie energie al servizio di un progetto esterno, comune o di imparare a fare insieme qualcosa.  Anche le attività pesanti sono più piacevoli se fatte insieme:  in questo ritrovo molto lo spirito scout che la vita “adulta” e impiegatizia tende a far assopire. E adesso, come dice Davide, non abbiamo finito perchè ancora non sappiamo niente della natura in cui siamo immersi, c’è ancora tutto da imparare.

 

La Permacultura a Monteveglio

Fare due chiacchiere coi vicini di casa

Da qualche parte ho letto che tra le azioni più rivoluzionarie che si possono fare c’è quella di provare a parlare con chi ci abita accanto, le persone che quasi sempre non riusciamo a conoscere perchè “non c’è tempo”.  Penso che non sia solo questione di tempo, c’è anche il fatto che dopo una giornata di lavoro o di impegni familiari non si abbia voglia di impiegare altre energie per conoscere in modo più approfondito un’altra persona; viene più facile chiudersi in casa nel proprio bozzolo. Già dobbiamo  lottare contro il capo o contro i colleghi in quel luogo spesso molto maleducato che è il posto di lavoro,  perchè a casa dovremmo cercare di familiarizzare col vicino che magari non viene mai alle riunioni di condominio? Non ho una risposta convincente, però è vero che l’altro giorno vedevo molti sfalci di potature davanti alle case del mio piazzale, essendo giorno di raccolta porta a porta di quei rifiuti e passando davanti a una a una pensavo “ehi questi potrei metterli nella mia compostiera, ho bisogno di secco..però anche questi rametti verdi, cosa sono? piante di pomodoro? tralci di vigna”. Anche quella volta però mi sono lasciata sfuggire l’occasione di suonare, salutare e chiedere se potevo prenderne un po’. Che possa essere un buon modo per attaccare discorso?

 

Fare due chiacchiere coi vicini di casa

La libertà come stile di vita

Ho letto un libro che si intitola “La libertà come stile di vita” (in originale “How to be free”) di Tom Hodgkinson. Dello stesso autore ho letto anche “Oziando s’impara” (How to be an idle parent).

Nel libro si descrive, attraverso molti capitoli, il modo di perseguire la libertà da una serie di lacci e catene del mondo moderno e dal sistema economico basato sul capitalismo.  Si affrontanto le istituzioni che ci rendono meno liberi e anzi tendono a impossessarsi della nostra vita, ad esempio le banche, i supermercati, i fondi pensione, la carriera, la casa di proprietà, la cura ossessiva dei figli e altro ancora. Il succo del libero è che a queste cose si può allegramente dare un calcio e abbracciare strettamente “Madama Libertà”, a patto però di accettare anche la maggior povertà, di adeguarsi a una vita più sobria con meno possedimenti materiali e molte più relazioni umane.  L’autore si rifà continuamente all’epoca medioevale elogiando l’apprroccio più intenso, più comunitario, più spirituale e anche più godereccio alla vita. Nel Medioevo, a suo dire si viveva molto di più insieme e i soldi erano visti quasi come una colpa da espiare (memorabile secondo me il capitolo in cui si racconta che gli usurai dovevano pentirsi in punto di morte della loro attività, pena la condanna eterna). Per stare meglio, egli sostiene, dovremmo tornare INDIETRO nel tempo e non sempre correre col pensiero a come sarà il futuro; anche con le migliori intenzioni pensare al futuro genera ansia e preoccupazioni. Il futuro è un’astrazione capitalista: ti spingono a preoccuparti del futuro per poterti vendere qualcosa che si suppone ti aiuterà o ti saràa addirittura indispensabile in futuro. Invece l’unica cosa di cui preoccuparsi è il presente, cercando di goderselo al meglio.

Dovremmo tornare indietro anche con la tecnologia, riducendo tantissimo l’uso delle macchine (compresa la tv e il computer) e usare le mani, imparando a fare un po’ di tutto, dai vestiti agli oggetti per la casa agli attrezzi di lavoro. Non inseguire più la sfrenata innovazione tecnologica ma dominare noi i nostri bisogni. Si parla anche tanto di Permacultura, come metodo per minimizzare il lavoro richiesto per soddisfare i propri bisogni.

La proposta che questo libro fa è interessante e spiazzante; forse è difficile trasformare la propria vita tutta insieme, a piccoli passi è meglio ma questo approccio si presta ai piccoli passi? Inoltre dovremmo allora non perseguire più l’innovazione? La ricerca anche in campo scientifico?   Tra le cose di cui liberarsi, l’autore consiglia anche il voto. Il non votare più e il non pagare le tasse sono anch’essi metodi per perseguire la libertà, come il pensiero anarchico insegna. Ma possiamo adesso di punto in bianco non votare più? Disinteressarci di quel che ci succede intorno?

La libertà come stile di vita