L’iceberg gigante che intrappola i pinguini

Avete visto Happy Feet 2? Senza dirvi troppo in caso non l’abbiate visto, ci sono alcuni spunti interessanti, come ad esempio il fascino che un falso maestro esercita sul piccolo pinguino protagonista a scapito del padre; poi hanno scelto di non usare solo stucchevoli canzoni originali ma di rivisitare alcune canzoni dei Queen e anche un’aria della Tosca. C’è forse anche una punta di noia ma complessivamente è un bel film, da domenica pomeriggio in cui non hai altro da fare. Comunque a un certo punto si stacca dalle grandi piattaforme di ghiaccio dell’Antartide  un grosso iceberg che blocca il popolo dei pinguini Imperatore. C’è nel film qualche velato accenno al fatto che i ghiacci si stanno sciogliendo, come quando appare l’erba sotto ai piedi di alcuni personaggi che non l’hanno mai vista prima. Poi si stacca l’iceberg e via con la seconda parte della trama. Ma si poteva forse osare di più? Bisogna dire ai bambini che lo scioglimento dei ghiacci è un problema non solo per i pinguini? Spesso mi trovo senza parole non solo verso i bambini, i miei figli, ma anche verso gli adulti.

L’iceberg gigante che intrappola i pinguini

Da “Le palme selvagge”, W. Faulkner

“Sul lago v’era una luce grigia, e quando egli udì il grido del tuffolo seppe esattamente che cos’era, seppe perfino com’era fatto, ascoltandone la voce sciocca e rauca, pensando come soltanto l’uomo, tra tutte le creature, atrofizzi deliberatamente le sue sensazioni naturali e ciò soltanto a spese degli altri; come l’animale a quattro zampe acquisti ogni sua nozione con l’odorare, il vedere e l’udire e diffidi di tutto il resto, mentre quello a due zampe crede solo a ciò che legge”

Da “Le palme selvagge”, W. Faulkner

Cucinare insieme – Occupy the kitchen

Qualche giorno fa c’è stato un nuovo appuntamento con Mani in Pasta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eccomi mentre cerco di schiacciare per bene le castagne bollite per fare gli gnocchi, con la collaborazione di mia zia.

Cucinare è molto rilassante, se si è già rilassati in partenza. Nelle corse frenetiche dei giorni lavorativi non è facile rallentare e cercare di mettersi in una disposizione d’animo tale per cui la cucina sia un’attività piacevole. Capiuta spesso di cucinare pensando ad altro, magari con frustrazione o con rabbia. Invece tutto risulta più buono se ci si concentra sugli ingredienti, studiandoli, assaggiandoli e sulle persone per cui si sta cucinando (sé stessi compresi).

Negli ultimi tempi poi mi chiedo spesso se tornare a spendere tanto tempo in cucina per prepararsi da soli gran parte del cibo sia segno di miglioramento o di regressione del nostro livello di benessere. E’ innegabile che per staccarsi dal modello in cui si delega tutto al supermercato e aumentare la propria resilienza occorre dedicare tempo ed energie al procurarsi frutta, verdura, pasta, farina e altro dai fornitori che conosciamo direttamente, tramite il gruppo d’acquisto, la frequentazione del mercato contadino, considerando anche le possibili forme di autoproduzione prmaria. La verdura che ti vende il contadino amico solitamente è più sporca di quella da vetrina del supermercato; la cassetta di stagione richiede un certo lavoro per pulire tutto il contenuto e prepararlo per i successivi utilizzi. Il pane fatto in casa è buonissimo e dà soddisfazione ma non è una lavorazione istantanea…a volte il tempo a disposizione è poco, da dividersi anche eventualmente con un lavoro, un minimo di cura della casa (pur senza ossessioni) e un po’ di presenza con il resto della famiglia. Insomma, è bello e giusto tornare a occupare le proprie cucine delegando meno all’industria; forse saremo costretti a farlo, quindi tanto vale iniziare ora. Però questo non deve portare a rinchiudere di nuovo alcuni in cucina (30-40 anni fa erano le donne, ho mantenuto il discorso volutamete neutro ma spesso succede questo in sostanza).  Tra le tante cose  che di dobbiamo inventare, c’è anche questa, probabilmente.

Cucinare insieme – Occupy the kitchen