Costruire la comunità

 

 

 

 

 

 

 

 

By Karen Kerney/Syracuse Cultural Workers.

Spegni la TV. Esci di casa. Conosci i tuoi vicini. Saluta la gente.
Osserva quando cammini. Siediti sulla tua veranda. Pianta dei fiori.
Usa la biblioteca. Gioca insieme agli altri. Compra dai fornitori locali.
Condividi ciò che hai. Aiuta un cane sperduto. Porta i bambini al parco.
Onora gli anziani. Sostieni le scuole di quartiere. Aggiusta cose che non hai rotto tu. Partecipa a pasti in cui ognuno prepara qualcosa.
Coltiva insieme ad altra gente. Raccogli la spazzatura.
Leggi storie ad alta voce. Parla con il postino.
Costruisci un’altalena. Aiuta a trasportare qualcosa di pesante.
Baratta. Riscopri le tradizioni. Fai domande.
Assumi giovani per dei lavori. Organizza feste. Cucina per più persone e condividi.
Chiedi aiuto quando ne hai di bisogno. Apriti agli altri. Condividi le tue abilità.
Alza la musica. Abbassa la musica. Ascolta prima di reagire con rabbia.
Risolvi conflitti. Cerca di capire.
Impara da nuove e scomode angolazioni. Sappi che nessuno è silenzioso e molti non ti staranno ad ascoltare. Lavora per questo cambiamento

Costruire la comunità

Slurp…la crema spalmabile di cioccolato e nocciole

Prelevo di peso da qui, ringraziando Barbara per la collaborazione!

Crema spalmabile di cioccolato e nocciole

Si, proprio quella che avete in mente…la crema per eccellenza, amata anche dalla nazionale di calcio :-)

Ebbene, è possibile farla in casa e così facendo si può cogliere l’occasione di utilizzare prodotti di stagione, magari raccolti da un albero vicino a casa o regalati da amici, come nel caso della salsa di pomodori verdi.

Noi, Barbara e Cecilia, abbiamo provato a farla un pomeriggio di gennaio in cui faceva troppo freddo per uscire, ci sono volute due orette soprattutto per via delle chiacchiere fatte tra una fase e l’altra della ricetta, che comunque non è complicata.

Materiale occorrente e ingredienti: frulltore, vasetti di vetro con tappo, un tegame grande e un più piccolo per la cottura a bagno maria, 200 gr di cioccolato fondente, 100 gr di cioccolato al latte; 150 gr di nocciole tostate e spellate; 100 gr di zucchero; 1 dl di latte; 90 ml di olio di semi di arachide; una stecca di vaniglia.

Una piccola digressione sugli ingredienti: naturalmente in commercio esistono le nocciole già spellate, ma così si perde  l’occasione di utilizzare quelle dell’albero nostro o di amici come detto sopra. Spesso queste le possiamo avere grati o quasi, mentre le nocciole spellate del supermercato costano (non poco). Per spellarle, dopo averle sgusciate, basta metterle in forno a 200 gradi per 10 minuti circa, poi le si strofina energicamente con un burazzo in modo da far staccare la pellicina scura. Riguardo al cioccolato, visto che stiamo cercando di fare una crema con prodotti genuini, perchè non fare un salto alla Bottega del Sole dove c’è il miglior cioccolato proveniente dal commercio equo e solidale?

Bene, passando al procedimento ecco come fare: mettere nel frullatore le nocciole e lo zucchero, frullare a lungo fino ad avere quasi una crema (ci vorranno parecchi minuti); aggiungere i due cioccolati sèezzettati, frullare ancora a lungo; aggiungere il latte, l’olio e i semi presi dalla stecca di vaniglia (aprendola con la lama di un coltello e raschiando l’interno), frullare ancora un paio di minuti. Mettere il composto nel tegame più piccolo, mettere dell’acqua in quello più grande e metterci dentro il primo; cuocere a bagno maria per un quarto d’ora senza mai arrivare al bollore.

Ecco una delle nostre due creme al bagno maria:

Versare il composto in vasetti di vetro puliti e dotati di coperchio, lasciare però raffreddare completamente prima di chiuderli. Una volta raffreddato il composto è pronto per essere spalmato sul pane e può essere conservato fuori frigo; solo se è un periodo molto caldo è meglio conservarlo in frigo.

Ecco i nostri vasetti e contenitori in raffreddamento

 

 

Slurp…la crema spalmabile di cioccolato e nocciole

7. Parlate con chi è più vecchio di voi

Ieri mi è capitata una buona occasione per mettere in pratica il punto 7 dell’articolo Occupy Winter : a pranzo con mia suocera la conversazione è caduta su una pagnotta fatta con il lievito madre che lei aveva acquistato in un vicino negozio di prodotti provenienti dalla Campania. La assaggiavamo e ognuno esprimeva la propria opinione sul gusto della pagnotta e quando è stato il suo turno lei ha affermato che non era male ma le ricordava troppo la sua infanzia in un paesino vicino a Nola (Na). Ci ha raccontato che sua madre faceva sempre il pane con la pasta madre, là detta “criscito”, e anzi che  TUTTE le donne del paese lo facevanzo, scambiandosi all’occorrenza le pagnotte di lievito tra loro. Una volta alla settimana la madre di mia suocera, che era la figlia maggiore, la svegliava alle quattro del mattino perchè desse una mano a preparare il pane e a tutte le mansioni connesse; accendere il forno a legna, infornare le pagnotte preparate la sera prima. Questo avveniva già quando mia suocera aveva 6-7 anni…Il pane lo si faceva una volta alla settimana, in quantità sufficiente per durare e durava conservandosi accettabile. Il pane era la base dell’alimentazione in quanto lo si mangiava a colazione, ai pasti principali e a merenda. Il forno a legna era nel cortile ed era usato in comune con un’altra famiglia, mettendosi d’accordo sui giorni in cui l’avrebbero usato gli uni o gli altri. La legna naturalmente era da andare a prendere nelle campagne circostanti e anche questo era spesso affidato alla bambina mia suocera. Tra i ricordi dell’alimentazione della sua infanzia c’è anche quello di non avere avuto il frigorifero per molti anni, a causa della miseria in cui vivevano. Però il cibo lo riuscivano a conservare calandolo nella cisterna dell’acqua dove faceva sempre freddo. C’era anche una ghiacciaia, ma bisognava continuamente approvvigionarsi di ghiaccio e anche questo a volte era affidato a lei. In conclusione, il modo di cucinare e di gestire l’alimentazione era senz’altro più resiliente di oggi, ma lei ricorda soprattutto una grande fatica, la miseria e in particolare che il carico di lavoro era tutto sulle spalle delle donne. Non si tratta forse di tornare semplicemente al passato, perchè non è giusto o per lo meno non lo è per me.

7. Parlate con chi è più vecchio di voi

Da “Breve storia di quasi tutto”, Bill Bryson

“Ma se anche preparassimo migliaia di ricercatori sul campo e li inviassimo negli angoli più remoti del globo, non basterebbe ancora, perché la vita è presente davvero ovunque possa esistere. La sua straoridnaria fecondità è stupefacente, persino gratificante, ma anche  problematica. Per esaminarla tutta dovreste girare ogni sasso, setacciare tutto il suolo di ogni foresta, passare al vaglio quantità inimmaginabili di sabbia e polvere, arrampicarvfi in alto fra le chiome di ogni foresta ed escogitare modi molto più efficaci di queli oggi disponibili per scandagliare i fondali marini. E anche così vi sfuggirebbero ancora interi ecosistemi. Negli anni Ottanta un gruppo di speleologi dilettanti entrò nelle viscere di una grotta rumena rimasta isolata per un periodo lunghissimo, sebbene non quantificato, e scoprirono trentatré nuove specie di insetti e altre piccole creature – ragni, centopiedi, pidocchi – tutte cieche , incolori e sconosciute alla scienza. Si cibavano tutte dei microbi presenti nella schiuma che si forma sulla superficie delle raccolte d’acqua: microbi che a loro volta traevano energia dal solfuro di idrogeno proveniente dalle sorgenti calde.

D’istinto, potremmo considerare frustrante, scoraggiante e persino spaventosa l’impossibilità di inventariare tutto. D’altra parte questa situazione può essere vista anche come un’emozione così intensa da togliere il fiato. Viviamo su un pianeta che ha una capacità pressoché infinita di sorprenderci. Quale persona ragionevole potrebbe mai desiderare che fosse altrimenti?”

Da “Breve storia di quasi tutto”, Bill Bryson

Scelti da me per voi

  • Sei regole per azzerare gli sprechi di cibo
    Non c’è bisogno di scomodare Einstein e la sua legge sull’equivalenza tra massa ed energia per ricordarci che dentro tutte le cose è racchiusa un po’ d’energia, sia in forma intrinseca e difficilmente estraibile, sia perchè per produrre tutto è necessaria energia, compreso il cibo (considerando anche ovviamente l’energia del Sole). Per questi motivi risparmiare energia vuol anche dire non sprecare materia. Ecco qualche suggerimento in proposito
    (su segnalazione di Chiara).
  • Il paese che coltiva TUTTA la sua verdura
    Questo sembra troppo bello per essere vero: in Inghilterra il paese di Todmorden ha preso molto sul serio l’autosufficienza alimentare e il cibo locale, iniziando a coltivare ogni spazio pubblico in modo produttivo e non solo ornamentale. I cittadini contribuiscono alle coltivazioni e prelevano ciò che serve in autonomia e, pare, senza che sorgano liti o contestazioni. Qui un articolo in italiano e c’è anche il sito del progetto, che si chiama Incredible Edible.
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