La rete italiana dei compostatori domestici

Ho aderito qualche tempo fa.

Questo è il nostro manifesto:

MANIFESTO DEI COMPOSTATORI DOMESTICI ITALIANI
La terra è la sorgente ultima di qualsiasi alimento dell’uomo
(John Dewey)

Siamo Enti e cittadini italiani che hanno scelto di praticare, sostenere e promuovere il compostaggio domestico come strumento per l’auto-smaltimento dei rifiuti organici.

I nostri obiettivi sono:

  1. Ridurre il conferimento di rifiuti biodegradabili nelle discariche e negli inceneritori;
  2. Evitare inutili immissioni di CO2 in atmosfera e contribuire a contrastare la desertificazione dei suoli;
  3. Chiudere il ciclo della Natura e della Vita, mettendo le risorse non più utili a una parte del sistema a disposizione di un’altra;
  4. Produrre ottimo compost da utilizzare come ammendante per aiuole, orti e giardini.

Crediamo nella collaborazione tra singoli ed Enti per contribuire a realizzare una Rete italiana che riunisca, metta in contatto e coordini le diverse realtà presenti sul territorio nazionale.
Il nostro impegno è mettere a disposizione esperienze, strumenti, dialogo e opinioni sulle tematiche del compostaggio domestico in tutte le sue forme, individuali e collettive.

Per questo ci impegniamo a lavorare per creare la Rete Italiana dei Compostatori Domestici.

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La rete italiana dei compostatori domestici

“La vita agra” di Luciano Bianciardi

E’ il racconto di un’incazzatura che diventa poi rassegnazione e annullamento. E’ la storia di un uomo della provincia toscana che agli inizi degli anni Sessanta lascia il paese e la famiglia per andare a Milano dapprima con intenti rivoluzionari (memorabile la sua teoria su come erodere il sistema capitalistico dalle basi tramite una diversa concezione della sessualità) e poco dopo si ritrova completamente inghiottito negli ingranaggi del cosiddetto miracolo italiano (il primo, non quell’altro promesso trent’anni dopo, il miracolo del boom economico ma “I miracoli veri sono quando si moltiplicano pani e pesci e pile di vino, e la gente mangia gratis tutta insieme, e beve. I miracoli veri sono sempre stati questi. E invece ora sembra che tutti ci credano a quest’altro miracolo balordo”). La lucidità di vedere le cose come stanno davvero non viene mai meno a questo personaggio, che a Milano dà vita a un’altra famiglia con una ragazza conosciuta là e con lei finisce a fare una vita “un po’ da talpe”, curva sul lavoro di traduzione con l’incessante necessità di produrre per poter pagare i conti e respingere l’assalto dei “tafanatori”, gli esattori della luce elettrica, del gas, delle rate del vestiario, del mobilio…ma la forza di opporsi viene presto a meno, la forza di cercare qualche rapporto umano autentico, non condizionato dalla ossessione della fretta e minacciato dalla delazione sociale “…bisogna tenere la conversazione, metterci un minimo di intelligenza, di spirito, altrimenti quello poi va in giro a dire che sei svanito di stanchezza , e la voce gira, e non ti danno più lavoro perchè concludono che ormai tu non ce la fai più…Bisognerebbe non vedere mai nessuno: dopo le cinque ore quotidiane alla macchina, bisognerebbe solo allentarsi e dormire”

La grande città è un mostro vorace e distratto, in cui ognuno pensa ai fatti suoi e nessuno si ferma ad aiutare uno sconosciuto che è caduto battendo la testa e muore nell’anonimato. Tutti usano i mezzi pubblici senza rivolgere la parola al vicino, tutti corrono da mattina a sera. Mi pare davvero incredibilie che questo libro abbia cinquant’anni: rivolge alla città, alla vita di città di allora le stesse accuse che noi rivolgiamo  alla vita di adesso, non solo di città.

Ma lo fa spesso con una irresistibile ironia, come quando descrive il metodo per sopravvivere in una qualsiasi grande azienda “…consiste in larga misura nel sollevamento della polvere. E’ come certe ali al gioco del calcio, in serie C, che ai margini del campo, vicino alla bandierina, dribblano se medesime sei, sette volte, e mandano in visibilio il pubblico sprovveduto. Il gol non viene, ma intanto l’ala ha svolto, come suol dirsi, larga mole di lavoro. Così bisogna fare nelle aziende di tipo terziario e quartario, che oltre tutto, ripeto, non hanno nessun gol da segnare, nessuna meta da raggiungere.” Le azienda popolate quindi da sollevatori di polvere  e intasatori aziendali ossia chiunque “..marca a zona, si sceglie un settore e lo fa diventare importante. Basta anche un settore umilissimo, anzi è meglio. Ho conosciuto una segretaria  che sapeva solo leccare le buste e i francobolli, eppure diventò indispensabile perchè fece in modo che il pensamento e la stesura delle lettere diventassero attività sussidiarie del leccamento suo. -Le mie lettere, dottàre- diceva, slabbrando le vocali. – Scusi se le faccio premura, abbia la cortesia di dettare le mie lettere, che debbo spedirle.”

O quando il protagonista passa al lavoro autonomo di traduttore, l’ironia sprizza fuori descrivendo in modo lucido e spietato tutto lo sfruttamento a cui ci si deve sottoporre “E firmando tu ti impegni a non turbare in alcun modo il pacifico godimento dei diritti ceduti con la presente scrittura, e a prestare la tua collaborazione e assistenza qualora da parte di terzi venisse turbato il pacifico godimento dei diritti ceduti. Insomma devi farli godere, e impegnarti a tutelare e favorire il loro godimento…”

Ma a che serve l’ironia, davvero? A opporsi? A cambiare le cose? A cambiare il sistema? O è solo lo sfogo di una rabbia amara, “agra”?

Sul libro ho trovato anche questo video che, attenzione, rivela molto del libro, più di quel che dico io; ci sono anche altri brani dal libro stesso.

 

“La vita agra” di Luciano Bianciardi

Usare tutto! Le foglie del sedano

La domenica è spesso giorno di esperimenti in cucina. Ieri, grazie ad amici attesi per cena, ho avuto una buona idea per preparare un antipasto veloce E per utilizzare le foglie del sedano, che spesso rappresentano per me un problema.

Quando acquisto il sedano infatti, non ho idea su come utilizzare al momento le foglie, le ripongo quindi fiduciosa in frigorifero ma poi il tempo passa, non c’è l’occasione giusta e le foglie avvizziscono finendo per prenderela via della compostiera.

Una prima idea per non buttarle e per usare anche quelle è quella del dado da brodo vegetale fatto in casa, esperimento di qualche domenica fa.

L’idea di ieri invece consiste nel tritare le foglie nel robot insieme a un pizzico di sale e un po’ di burro ammorbidito, per creare il burro aromatizzao al sedano; il composto è stato spalmato su calde fette di pane (fatto da me, con la mia pasta madre, ma questo sarà un altro post) da gustare con un bicchiere di vino bianco.

Altre idee? Ce ne sono tante, eccone una altrettanto insolita: il pesto di sedano.

Usare tutto! Le foglie del sedano

Dado da brodo fai da te

Ho fatto il dado in casa, seguendo una delle ricette, tra le tante presenti in rete.

La ricetta è davvero semplice, non sto neanche a dire cosa ho fatto perchè l’ho seguita pari pari. Specifico solo che ho usato tutto il sedano, comprese le foglie (che non si sa mai come usare), inoltre ho usato molta salvia perchè la pianta si salvia del mio giardino è ipertrofica e tende ad espandersi un po’ troppo.

Come risultato, il mio dado da brodo è venuto così:

…molto verde!!

Immediatamente utilizzato per prepapare il brodo per un risotto, il composto ha ricevuto giudizi positivi dai mangiatori.

Dado da brodo fai da te