“La vita agra” di Luciano Bianciardi

E’ il racconto di un’incazzatura che diventa poi rassegnazione e annullamento. E’ la storia di un uomo della provincia toscana che agli inizi degli anni Sessanta lascia il paese e la famiglia per andare a Milano dapprima con intenti rivoluzionari (memorabile la sua teoria su come erodere il sistema capitalistico dalle basi tramite una diversa concezione della sessualità) e poco dopo si ritrova completamente inghiottito negli ingranaggi del cosiddetto miracolo italiano (il primo, non quell’altro promesso trent’anni dopo, il miracolo del boom economico ma “I miracoli veri sono quando si moltiplicano pani e pesci e pile di vino, e la gente mangia gratis tutta insieme, e beve. I miracoli veri sono sempre stati questi. E invece ora sembra che tutti ci credano a quest’altro miracolo balordo”). La lucidità di vedere le cose come stanno davvero non viene mai meno a questo personaggio, che a Milano dà vita a un’altra famiglia con una ragazza conosciuta là e con lei finisce a fare una vita “un po’ da talpe”, curva sul lavoro di traduzione con l’incessante necessità di produrre per poter pagare i conti e respingere l’assalto dei “tafanatori”, gli esattori della luce elettrica, del gas, delle rate del vestiario, del mobilio…ma la forza di opporsi viene presto a meno, la forza di cercare qualche rapporto umano autentico, non condizionato dalla ossessione della fretta e minacciato dalla delazione sociale “…bisogna tenere la conversazione, metterci un minimo di intelligenza, di spirito, altrimenti quello poi va in giro a dire che sei svanito di stanchezza , e la voce gira, e non ti danno più lavoro perchè concludono che ormai tu non ce la fai più…Bisognerebbe non vedere mai nessuno: dopo le cinque ore quotidiane alla macchina, bisognerebbe solo allentarsi e dormire”

La grande città è un mostro vorace e distratto, in cui ognuno pensa ai fatti suoi e nessuno si ferma ad aiutare uno sconosciuto che è caduto battendo la testa e muore nell’anonimato. Tutti usano i mezzi pubblici senza rivolgere la parola al vicino, tutti corrono da mattina a sera. Mi pare davvero incredibilie che questo libro abbia cinquant’anni: rivolge alla città, alla vita di città di allora le stesse accuse che noi rivolgiamo  alla vita di adesso, non solo di città.

Ma lo fa spesso con una irresistibile ironia, come quando descrive il metodo per sopravvivere in una qualsiasi grande azienda “…consiste in larga misura nel sollevamento della polvere. E’ come certe ali al gioco del calcio, in serie C, che ai margini del campo, vicino alla bandierina, dribblano se medesime sei, sette volte, e mandano in visibilio il pubblico sprovveduto. Il gol non viene, ma intanto l’ala ha svolto, come suol dirsi, larga mole di lavoro. Così bisogna fare nelle aziende di tipo terziario e quartario, che oltre tutto, ripeto, non hanno nessun gol da segnare, nessuna meta da raggiungere.” Le azienda popolate quindi da sollevatori di polvere  e intasatori aziendali ossia chiunque “..marca a zona, si sceglie un settore e lo fa diventare importante. Basta anche un settore umilissimo, anzi è meglio. Ho conosciuto una segretaria  che sapeva solo leccare le buste e i francobolli, eppure diventò indispensabile perchè fece in modo che il pensamento e la stesura delle lettere diventassero attività sussidiarie del leccamento suo. -Le mie lettere, dottàre- diceva, slabbrando le vocali. – Scusi se le faccio premura, abbia la cortesia di dettare le mie lettere, che debbo spedirle.”

O quando il protagonista passa al lavoro autonomo di traduttore, l’ironia sprizza fuori descrivendo in modo lucido e spietato tutto lo sfruttamento a cui ci si deve sottoporre “E firmando tu ti impegni a non turbare in alcun modo il pacifico godimento dei diritti ceduti con la presente scrittura, e a prestare la tua collaborazione e assistenza qualora da parte di terzi venisse turbato il pacifico godimento dei diritti ceduti. Insomma devi farli godere, e impegnarti a tutelare e favorire il loro godimento…”

Ma a che serve l’ironia, davvero? A opporsi? A cambiare le cose? A cambiare il sistema? O è solo lo sfogo di una rabbia amara, “agra”?

Sul libro ho trovato anche questo video che, attenzione, rivela molto del libro, più di quel che dico io; ci sono anche altri brani dal libro stesso.

 

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“La vita agra” di Luciano Bianciardi

2 pensieri su ““La vita agra” di Luciano Bianciardi

  1. Non posso che complimentarmi per la riscoperta non banale dell’opera e per la qualità della recensione. Mi sarebbe piaciuto almeno aver visto il film che mi ha sempre incuriosito. Mi limito a chiederti se l’hai visto tu.

  2. No, non l’ho visto. Mi chiedo come potrebbe essere possibile reperirlo oggi..comunque il libro l’ho trovato in biblioteca, puoi partire da quello. Grazie!

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