Rimettere il Carbonio sotto terra

Da qualche tempo, per vari motivi, mi interessa il compost.

Il compostaggio è uno dei metodi per gestire i rifiuti contenenti sostanza organica, molto in alto nella gerarchia prevista dalla normativa sui rifiuti sia italiana che comunitaria. Esso permette infatti il recupero di materia, che dovrebbe sempre essere preferito al recupero di energia da un qualsiasi rifiuto.

La pratica del compostaggio domestico ha davvero tante ottime motivazioni, proviamo ad elencarle in ordine sparso:

–  se non consegno i miei rifiuti organici all’azienda incaricata, gireranno meno automezzi, meno inquinamento;

– se mi produco il compost, avrò un ottimo ammendante da aggiungere al mio orto o giardino (eh si, dopo bisogna avere un orto, anche minimo); la sostanza organica presente nel compost migliora molto il terreno che diventa più resistente e trattiene di più l’acqua.

– di solito si ottiene uno sconto sulla tariffa rifiuti;

– il compostaggio è un modo per rimettere il Carbonio dentro la terra, a differenza di molte altre attività umane che incessantemente lo tirano fuori buttandolo nell’atmosfera.

Riguardo a questo ultimo aspetto, ho trovato in rete un piccolo gioiellino di Donella Meadows (qui una sua presentazione e un suo articolo tradotto in italiano) in cui l’autrice dà conto di un calcolo di quanto Carbonio si possa catturare mediante il compostaggio. L’ho tradotto, è  breve e gradevole come lettura anche se ci sono alcuni calcoli. Ovviamente forse non è il valore finale in sè che conta, quanto l’ordine di grandezza. Da notare che in inglese garden vuol dire sia giardino che orto, per cui ho usato l’uno o l’altro termine indifferentemente. Il titolo dell’articolo poi è un gioco di parole un pochino intraducibile, per cui non l’ho tradotto..ecco l’articolo

The Brothers Foley develop a sense of humus

di Donella Meadows, pubblicato da Sustainability Institute

Qualche tempo fa scrissi a proposito del Dr. Jonathan Foley, uno scienziato ambientalista dell’Università del Wisconsin che è così preoccupato per il riscaldamento globale da aver deciso di impegnarsi affinchè lui e la sua famiglia non contibuiscano a questo fenomeno. Ciò significa niente emissioni di biossido di carbonio (CO2), niente combustione di gas, petrolio e carbone. O, se devono bruciare del combustibile fossile, essi fanno in modo di far piantare un albero o che su una certa superficie sia ripristinata la vegetazione naturale.

In seguito ho scoperto che Jon Foley si tiene in contatto via posta elettronica con suo fratello David, che di mestiere progetta edifici “sostenibili” nel Maine, David ha chiesto a Jonathan se può  accumulare dei crediti di assorbimento CO2 grazie all’humus accumulato nel suo giardino, che viene coltivato naturalmente. Quando David e sua moglie Judy iniziarono a coltivare, circa 10 anni fa, i test sul loro suolo affermavano che esso conteneva solo l’1% cento di sostanza organica. Ora i risultati dicono che la percentuale è del 7.7%.

Jon, che si intende di numeri, s’è dato da fare per fare una stima del crediti di carbonio accumulati da David e Judy. Ecco quindi come ha fatto, a beneficio degli agricoltori e dei coltivatori che vogliono quantificare il proprio contributo a contrastare il cambiamento climatico. Le citazioni sono tratte dalle email scambiate tra Jon e David.

L’incertezza maggiore riguarda quanto in profondità la sostanza organica arriva nel suolo. Ho ipotizzato che essa venga inserita solo nei primi 20 cm. Probabilmente voi starete facendo penetrare la sostanza organica ben più in profondità e ciò influirebbe molto sui risultati. Diciamo che questa è una stima conservativa.

Area: 0.4 acri pari a 0.162 ettari

0.162 ettari pari a 1620 metri quadrati

La densità di un suolo di tipo argilloso come quello considerato  è di 1.35 grammi al cm cubo, pari anche a 1.350 kg al metro cubo.

Considerando quindi lo spessore dei primi 20 cm del suolo, allora si hanno 1350 kg al metro cubo per 0.20 metri che dà come risultato 270 kg di suolo per metro quadrato, ossia la massa di suolo che risente dell’aumento di sostanza organica.

Se inzialmente il vostro suolo conteneva l’1% in peso di sostanza organica, questo equivale a 2.7 kg per metro % (nei 20 cm superficiali)

Se il vostro suolo è adesso al 7.7% di sostanza organica, allora ne avete 20.7 kg al metro quadrato (nei 20 cm superficiali)

La sostanza organica del suolo è composta approssimativamente per il 58 % da Carbonio ( e per il 3 – 6 % da Azoto)

1 % di Sostanza Organica = 2.7 Kg di Sostanza Organica al metro quadrato  = 1.56 Kg di Carbonio al metro quadrato (nei 20 cm superficiali)

7.7 % di Sostanza Organica = 20.7 Kg Sostanza Organica al metro quadrato  = 12 Kg di Carbonio al metro quadrato (nei 20 cm superficiali)

la differenza è di 10.44 Kg di Carbonio al metro quadrato.

10.44 Kg di Carbonio al metro quadrato per 1620 metri quadrati = 16.912 Kg di Carbonio equivalente a 16.9 tonnellate di Carbonio

Questa è la quantità di Carbonio sequestrato nel terreno; per ottenere l’equivalente di Biossido di Carbonio (CO2) basta moltiplicare per 44/12 (il rapporto tra le masse atomiche di CO2 e C)

16.9 tonnellate di Carbonio sequestrate corrispondono a 61.97 tonnellate di CO2

“ E’ molto facile che tu abbia sequestrato nel tuo terreno 16.9 tonnellate di Carbonio nel corso degli ultimi 10 anni. Se pensi che si dovrebbe considerare un maggiore spessore di terreno in cui misurare la presenza della sostanza organica (ad esempio 40 cm), allora aumenta i numeri proporzionalmente (in  questo caso, basta raddoppiarli)”

“Tutto ciò è davvero notevole! L’”Americano medio” (ma chi è, peraltro?) rilascia nell’atmosfera da 5.5 a 6 tonnellate di Carbonio ogni anno. Si può dire che tu hai compensato per le emissioni di circa 3 anni di un Americano medio”

Ho detto a David che si tratta di un grande risultato e che, considerata la casa che si è progettato da sé perché sia molto efficiente dal punto di vista energetico e i suoi consumi molto frugali, lui non è di certo un Americano medio, così sono più che disposto a riconoscergli il fatto d’aver compensato per le sue emissioni di Carbonio degli ultimi dieci anni. Ma, gli ho fatto notare, non riuscirà facilmente ad arricchire ulteriormente il suolo del suo giardino. Cosa farà quindi per compensare anche nei prossimi dieci anni?

Lui mi ha risposto “E’ vero, abbiamo già fatto tutto quello che potevamo fare, puoi avere un beneficio solo una volta quando pianti un albero o aumenti la sostanza organica del suolo. Ma se tutti facessero così, avremmo un maggiore spazio di manovra per attuare la transizione verso fonti di energia più sostenibili nei prossimi decenni”.

Quello che mi piace molto nell’accumulare sostanza organica nel suolo come strategia di sequestro del carbonio è la sua scaltrezza. Immagina un futuro in cui gli agricoltori e i coltivatori del suolo siano in grado si integrare le loro entrate economich mentre coltivano nel modo giusto. Immagina che le grandi aziende produttrici di CO2 trasferiscano parte dei loro ricavi agli agricoltori. Wow!”

Nel frattempo, sii grato per la sostanza organica presente nel suolo. E’ quello che ci fa superare i momenti di siccità. Prima o poi DEVE piovere”.

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Rimettere il Carbonio sotto terra

Sostieni l’Orto di Carta

Se siete interessati a seguire qualcuno che da qualche anno a questa parte ha provato DAVVERO a mettere in pratica l’alternativa, dopo aver in primo luogo ipotizzato che essa esistesse, allora dovete senz’altro seguire Nicola nel suo Orto di Carta. Nicola è uno degli ispiratori del cammino che, pacatamente, cerco di fare anche io nel mio piccolo e con cil mio passo tutt’altro che spedito.

L’ho ascoltato dal vivo mentre parlava di orto sinergico, lo seguo su Twitter (@ortodicarta), leggo i suoi post che fanno spesso venire mal di testa perchè, come direbbero quelli ggiovani, sono “tanta roba”, sogno di bere un the prima o poi nella casa di paglia costruita da lui e da Noemi..

Adesso l’Orto di Carta ha lanciato una campagna di raccolta risorse per le nuove iniziative. Chi vuole aderire, riceverà in cambio uno strumento messo a punto da Nicola per la gestione dell’orto (non so bene neanche io di cosa si tratta ma a breve donerò la mia quota e dopo forse capirò). In ogni caso è tutto spiegato qui.

 

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Una riflessione di Bill Mollison, fondatore della Permacultura

Riflessioni conclusive di Bill Mollison

Per quanto mi riguarda non vedo altra soluzione (politico-economica) ai problemi dell’umanità, se non la formazione di piccole comunità responsabili, impegnate nell’applicazione della permacultura e di tecnologie appropriate. Credo che i giorni del potere centralizzato siano contati e che una nuova ‘tribalizzazione’ della società sia un processo inevitabile, anche se in qualche modo doloroso.
Nonostante la scarsa volontà di agire di alcuni, noi dobbiamo trovare i modi per farlo per la nostra stessa sopravvivenza. Non tutti dobbiamo o abbiamo bisogno di essere contadini e coltivatori. Infatti, ognuno ha la capacità e forze da offrire e può formare partiti ecologisti o gruppi di azione locali per cambiare le politiche dei nostri governi locali e statali, per richiedere l’uso delle terre pubbliche a beneficio della gente senza terra e unirsi a livello internazionale per spostare le risorse dello spreco e della distruzione verso la conservazione e la costruzione.
Credo che dobbiamo cambiare la nostra filosofia prima di poter cambiare il resto: cambiare lo spirito di competizione che ora pervade anche il nostro sistema educativo, in quella della cooperazione in libere associazioni; mettere al posto della nostra insicurezza materiale una umanità sicura, al posto dell’individuo la tribù, al posto del petrolio le calorie e al posto del denaro i prodotti.
Ma il cambiamento più grande che dobbiamo fare è dal consumo alla produzione di cibo, anche se su piccola scala, nei nostri orti. Se anche solo il 10% di noi lo facesse, ce ne sarebbe a sufficienza per tutti. Da qui deriva la futilità dei rivoluzionari che non hanno un orto, che dipendono dal sistema stesso che attaccano e che producono parole e pallottole e non cibo e protezione.
Talvolta sembra che sulla terra tutti noi siamo irretiti, coscientemente o incoscientemente, in una cospirazione che ci mantiene impotenti. E tuttavia, tutte le cose di cui le persone hanno bisogno sono pur sempre prodotte da altre persone: solo insieme possiamo sopravvivere. Noi stessi possiamo porre rimedio alla fame, all’ingiustizia e a tuta la stupidità del mondo. Possiamo farlo comprendendo il modo in cui funzionano i sistemi naturali, attraverso l’attenzione alla forestazione e alla coltivazione in generale e attraverso la contemplazione e la cura della terra.
Le persone che forzano la natura in realtà forzano se stesse. Quando coltiviamo esclusivamente frumento, diventiamo pasta. Se cerchiamo solo quattrini, diventiamo denaro; se restiamo ancorati agli sport di squadra dell’adolescenza, diventiamo palloni gonfiati. Attenzione ai monoculturalisti nella religione, nella salute, nell’agricoltura o nell’industria. La noia li conduce alla pazzia: possono dare inizio a una guerra o impadronirsi del potere proprio perché sono persone incapaci o inermi.
Per diventare persone complete dobbiamo percorrere molti sentieri; per possedere davvero qualcosa è necessario prima di tutto dare. Non si tratta di un controsenso: solo chi condivide le proprie multiple e diverse capacità, la vera propria amicizia, il senso di comunità e la conoscenza della terra, sa di essere al sicuro ovunque vada.
Ci sono molte battaglie e avventure da affrontare: la lotta contro il freddo, la fame, la povertà, l’ignoranza, la sovrappopolazione e l’avidtà; avventure nell’amicizia, nell’umanità, nell’ecologia applicata e nella progettazione avanzata. Tutto ciò potrebbe creare un’esistenza molto migliore di quella attuale, che potrebbe significare anche la sopravvivenza dei nostri figli.
Per noi non c’è altro sentiero che quello della produttività cooperativa e della responsabilità comunitaria. Imboccate quel sentiero e la vostra vita cambierà in un modo che non potete immaginare”.

Bill Mollison
in ‘Introduzione alla Permacultura‘, Edizioni Terra Nuova

Una riflessione di Bill Mollison, fondatore della Permacultura