La disgregazione

“E’ la disgregazione in sé che mi interessa. Non so perché. Anzi, lo so. Quando qualcosa si disgrega, improvvisamente si sa come era fatta prima. Era la stessa cosa con gli orologi e gli insetti quand’ero piccola. Ricordi precoci di fumo nella mia infanzia, erba che brucia, vecchi barbecue, fumi che uscivano dai giardini, o tutte le stranezze del tatto; quella bizzarra sensazione di calore quando si infilava la mano dentro un compost fino al braccio. Un esperimento disgustoso! Ma molto interessante. E’ pazzesco il calore che arrivano a produrre quei batteri in fermentazione. La fermentazione mi è sempre interessata. Lo sa, professore, che i birrai tedeschi qui nella contea di Travis un tempo usavano gettare un gatto morto nella grande vasca di fermentazione per dare l’avvio a tutto il processo?” da “Windy racconta” di Lars Gustafsson

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La disgregazione

Con Carpitransizione, altri passi verso un’alimentazione sostenibile

Copio e incollo pari pari dal blog Idee per la Transizione  a Carpi

Giovedì 3 ottobre alle 21 presso l’Auditorium Carlo Rustichelli in via San Rocco 5 a Carpi ci sarà la prima serata di un ciclo di appuntamenti rivolto alle “Famiglie sostenibili”. L’idea di base dell’intera iniziativa è che vivere con meno significa spendere meno, inquinare meno, sprecare meno, riciclare, riutilizzare, tutelare l’ambiente, avere più tempo, fare più cose, essere resilienti.

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Riavremo come gradito ospite Davide Bochicchio, esperto di nutrizione umana e transizionista della prima ora a Monteveglio.

Torneremo nel merito del famoso decalogo sull’alimentazione, con gli ultimi aggiornamenti.

Ma per andare oltre, Davide ci racconterà cosa si è scatenato dopo i primi incontri di qualche anno fa, con le iniziative dell’associazione Streccapogn, che si occupa principalmente di creare e sostenere una rete rurale che mette i relazione contadini, utilizzatori, lavoratori per sostenere esperienze di agricoltura sostenibile (locale, biologica, solidale).

Con Carpitransizione, altri passi verso un’alimentazione sostenibile

In città: il “pratino” o la microfattoria?

Leggo che in America molte città si sono rese conto che la manutenzione dei prati davanti e dietro a casa richiede molta acqua e stanno quindi incentivando la sostituzione con piante meno idroesigenti o con tappeti di erba sintetica. Questa può essere una soluzione ma come spesso accade probabilmente per risolvere il problema dei consumi urbani in generale bisogna iniziare a porlo in modo diverso.

Ad esempio si può iniziare a pensare che anche i giardini di città possono essere produttivi e non solo belli da vedere.  Per di più i pratini di questo tipo, quelli continuamente tagliati ad altezza tre centimetri, ospitanti un solo tipo di erba, paiono essere molto poveri in biodiversità. Come dice Michael Pollan “A lawn is nature under totalitarian rule (Un prato è la natura sotto un governo totalitario)”.

Riguardo alla produttività del giardino di casa mia, ad oggi essa supera nettamente la parte estetica in quanto sono presenti: un albero di susine amola, ereditato dai precedenti proprietari; Kikka e Kokka, due galline ovaiole con noi da marzo; la compostiera; qualche pianta di erbe aromatiche.

Il progetto e l’esperimento è quello di aggiungere altre cose, per rendere il giardino ancora più produttivo, anche a piccoli passi; la sfida è quella di far coesistere tutto in modo armonico, ispirandosi il più possibile ai progetti della permacultura.  Una microfattoria urbana? Perchè no?

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Il nido di Kikka e Kokka

L'albero in fiore
L’albero in fiore, con compostiera ai piedi
Kikka e Kokka
Kikka e Kokka

 

 

Pet friend
Pet friend
I prodotti dell'albero(una parte a dire il vero)
I prodotti dell’albero(una parte a dire il vero)
Qualche pianta, ma bisogna progettare meglio gli spazi
Qualche pianta, ma bisogna progettare meglio gli spazi
In città: il “pratino” o la microfattoria?

Etichette

Da “Madame Sousatka” di Bernice Rubens:

“Ma madame Sousatka mi ha detto che sono un genio. Me lo ha detto proprio questa settimana” Il signor Cordle sospirò. “Vedi quel disegno lì,” indicò un manifesto appeso alla parete oppposta. Era la raffigurazione del corpo umano e dentro ogni osso, muscolo e giuntura era infilata una linea che usciva dal corpo e terminava con il nome corrispondente. I titoli erano disposti insieme in modo ordinato e simmetrico, assumeno la forma di una sagoma umana attorno a un corpo cavo. “Quando ero un ragazzo,” disse il signor Cordle, “e avevo più o meno la tua età, immagino, quel disegno stava appeso accanto al mio letto. E ogni sera lo guardavo e piangevo. Piangevo per quell’uomo circondato da una batteria di etichette. Quelle linee che vedi sbucare dal corpo,” proseguì, puntando sul disegno una lunga bacchetta, “ero convinto che quelle fossero freccie. E il sangue per colpa loro sgorgava a fiotti. E lui era lì,  appeso accanto al mio letto, crocifisso dalle etichette, e ogni giorno moriva un po’ di più, e io non potevo farci nulla. Un giorno mia madre entrò per darmi il bacio della buona notte e vide che stavo piangendo. Me ne chiese il perché e io le dissi che era per via dell’uomo moribondo sul mio muro. Lei rise e mi accarezzò la guancia e disse che avevo troppa immaginazione. E io mi vidi raffigurato in modo simile a quello dell’uomo sul manifesto, e alla fine della linea c’era scritto IMMAGINAZIONE. Ci puoi uccidere un uomo con le etichette, Marcus. In quel momento per la prima volta cominciai a morire. Quella fu la mia prima freccia. Da allora me ne hanno conficcate tante e ogni volta fa un po’ più male. Morire diventa sempre più difficile”, mormorò, e Marcus inorridì nel sentire che la voce del signor Cordle si incrinava. Marcus capiva solo vagamente dove stesse andando a parare il signor Cordle. Rimpianse di aver fatto cenno a quella storia del genio.

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International Permaculture Day

La giornata internazionale della permacultura è domani. E’ probabile che in molte parti d’Italia il tempo sarà brutto, speriamo senza altri eventi come la tromba d’aria dell’altro giorno. Un consiglio per come impiegare il tempo domenicale? Qui domani ci sarà una 24 ore di trasmissioni su eventi, notizie, interviste e altro ancora dalla vasta comunità permaculturale in giro per il mondo.

Il tema di quest’anno è “Grow local” ovvero coltivare localmente per aumentare la resilienza delle comunità. Il termine “coltivare” si può riferire al cibo, all’energia, alle fibre tessili, alle costruzioni, alla comunità e all’economia.

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International Permaculture Day

In vino veritas

Ieri sera ho partecipato alla degustazione di vino organizzata dal Gruppo d’Acquisto Solidale La Festa con la Cooperativa Eortè. Oggetto della serata erano i vini prodotti dall’azienda Folicello, fornitore del G.A.S.

Perdonatemi se non seguo un filo logico preciso, vi sfido a riuscire a farlo dopo aver assaggiato 5 ottimi vini e in più un insolito succo d’uva frizzante; per di più, le bevande si accompagnavano a ottimo cibo preparato a sua volta coi prodotti dei nostri fornitori.

Riguardo ai vini  presentati, erano tutti squisiti e a dirlo non sono solo io, ho avuto anche la conferma da un partecipante appassionato di enologia. Il consiglio di cui far tesoro è quello di prendere il Gocce di Granato, metterlo in cantina al buio e al fresco costante per farlo invecchiare due anni.  Secondo lui in tal modo questo vino da ottimo potrà ulteriormente migliorare. Tutti gli altri vini sono comunque da assaggiare, anche direttamente presso l’azienda.

Altre cose da dire su Folicello sono che essa è condotta da Antonella e Marco, che con grande passione gestiscono il loro terreno vicino a Castelfranco (MO). E’ una azienda piccola che vende solo quello che produce, con un occhio di riguardo verso i gruppi di acquisto anche non strutturati. L’azienda segue le indicazioni della coltivazione biologica e dell’agricoltura biodinamica, con le relative certificazioni ufficiali. E’ anche molto attenta all’ambiente per quanto riguarda il risparmio energetico.

Ancora, durante la serata si è parlato di come il sapore del vino sia molto legato alla qualità del terreno sul quale si coltiva la vigna, per questo un vino può cambiare leggermente sapore da un anno all’altro. Riguardo alla presenza dei solfiti, la scelta aziendale è quella di metterne pochissimi, molti meno dei limiti permessi per i vini biologici in modo da far risaltare al massimo i sapori naturali derivati dall’uva. Inoltre, guarda caso, anche il vino è minaccciato dai cambiamenti climatici. Come il freddo dell’anno scorso ha messo a rischio le colonie di api, così’ il gran caldo e la mancanza di precipitazioni della scorsa estate ha stressato molto le viti.

Una bella serata, un’occasione per farsi un po’ di cultura minima sul vino e per riflettere.

In vino veritas