Da “Breve storia di quasi tutto”, Bill Bryson

“Ma se anche preparassimo migliaia di ricercatori sul campo e li inviassimo negli angoli più remoti del globo, non basterebbe ancora, perché la vita è presente davvero ovunque possa esistere. La sua straoridnaria fecondità è stupefacente, persino gratificante, ma anche  problematica. Per esaminarla tutta dovreste girare ogni sasso, setacciare tutto il suolo di ogni foresta, passare al vaglio quantità inimmaginabili di sabbia e polvere, arrampicarvfi in alto fra le chiome di ogni foresta ed escogitare modi molto più efficaci di queli oggi disponibili per scandagliare i fondali marini. E anche così vi sfuggirebbero ancora interi ecosistemi. Negli anni Ottanta un gruppo di speleologi dilettanti entrò nelle viscere di una grotta rumena rimasta isolata per un periodo lunghissimo, sebbene non quantificato, e scoprirono trentatré nuove specie di insetti e altre piccole creature – ragni, centopiedi, pidocchi – tutte cieche , incolori e sconosciute alla scienza. Si cibavano tutte dei microbi presenti nella schiuma che si forma sulla superficie delle raccolte d’acqua: microbi che a loro volta traevano energia dal solfuro di idrogeno proveniente dalle sorgenti calde.

D’istinto, potremmo considerare frustrante, scoraggiante e persino spaventosa l’impossibilità di inventariare tutto. D’altra parte questa situazione può essere vista anche come un’emozione così intensa da togliere il fiato. Viviamo su un pianeta che ha una capacità pressoché infinita di sorprenderci. Quale persona ragionevole potrebbe mai desiderare che fosse altrimenti?”

Da “Breve storia di quasi tutto”, Bill Bryson