La libertà come stile di vita

Ho letto un libro che si intitola “La libertà come stile di vita” (in originale “How to be free”) di Tom Hodgkinson. Dello stesso autore ho letto anche “Oziando s’impara” (How to be an idle parent).

Nel libro si descrive, attraverso molti capitoli, il modo di perseguire la libertà da una serie di lacci e catene del mondo moderno e dal sistema economico basato sul capitalismo.  Si affrontanto le istituzioni che ci rendono meno liberi e anzi tendono a impossessarsi della nostra vita, ad esempio le banche, i supermercati, i fondi pensione, la carriera, la casa di proprietà, la cura ossessiva dei figli e altro ancora. Il succo del libero è che a queste cose si può allegramente dare un calcio e abbracciare strettamente “Madama Libertà”, a patto però di accettare anche la maggior povertà, di adeguarsi a una vita più sobria con meno possedimenti materiali e molte più relazioni umane.  L’autore si rifà continuamente all’epoca medioevale elogiando l’apprroccio più intenso, più comunitario, più spirituale e anche più godereccio alla vita. Nel Medioevo, a suo dire si viveva molto di più insieme e i soldi erano visti quasi come una colpa da espiare (memorabile secondo me il capitolo in cui si racconta che gli usurai dovevano pentirsi in punto di morte della loro attività, pena la condanna eterna). Per stare meglio, egli sostiene, dovremmo tornare INDIETRO nel tempo e non sempre correre col pensiero a come sarà il futuro; anche con le migliori intenzioni pensare al futuro genera ansia e preoccupazioni. Il futuro è un’astrazione capitalista: ti spingono a preoccuparti del futuro per poterti vendere qualcosa che si suppone ti aiuterà o ti saràa addirittura indispensabile in futuro. Invece l’unica cosa di cui preoccuparsi è il presente, cercando di goderselo al meglio.

Dovremmo tornare indietro anche con la tecnologia, riducendo tantissimo l’uso delle macchine (compresa la tv e il computer) e usare le mani, imparando a fare un po’ di tutto, dai vestiti agli oggetti per la casa agli attrezzi di lavoro. Non inseguire più la sfrenata innovazione tecnologica ma dominare noi i nostri bisogni. Si parla anche tanto di Permacultura, come metodo per minimizzare il lavoro richiesto per soddisfare i propri bisogni.

La proposta che questo libro fa è interessante e spiazzante; forse è difficile trasformare la propria vita tutta insieme, a piccoli passi è meglio ma questo approccio si presta ai piccoli passi? Inoltre dovremmo allora non perseguire più l’innovazione? La ricerca anche in campo scientifico?   Tra le cose di cui liberarsi, l’autore consiglia anche il voto. Il non votare più e il non pagare le tasse sono anch’essi metodi per perseguire la libertà, come il pensiero anarchico insegna. Ma possiamo adesso di punto in bianco non votare più? Disinteressarci di quel che ci succede intorno?

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La libertà come stile di vita