Un anno con Kikka e Kokka

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Tra pochi giorni sarà il primo anniversario dell’arrivo a casa nostra di Kikka e Kokka, due simpatiche galline ovaiole che sono diventate sostanzialmente i nostri due animali domestici. Se si escludono due pesci rossi, non avevamo mai avuto un animale prima e a causa della mia infatuazione per certi scritti di permacultura, siamo partiti proprio da loro. Chi infatti riesce a resistere al fascino del famoso disegno della gallina di Bill Mollison in cui sono esplicitate tutte le sue funzioni e le relazioni all’interno di un sistema?

Eccolo qua: imagesIo ho subito il suo fascino dalla prima occhiata, poi durante un corso di permacultura questo disegno me lo hanno spiegato per bene aumentando il mio debole, anche se non disponevo nè dispongo ora di una fattoria o di qualcosa che possa assomigliare, se non con fervida immaginazione, a un sito permaculturale. Poi metteteci che in su molti siti in rete e anche su alcuni giornali cartacei, negli anni scorsi sono stati scritti articoli su quanto sia trendy allevare polli in città, oltre che molto sostenibile.

Insomma, a causa del condizionamento mediatico, dell’influenza delle letture permaculturali, della voglia di avere un animale tra i piedi ma un cane o un gatto ce lhanno un po’ tutti, dell’interessante possibilità di avere uova fresche a disposizione e forse di altri motivi ancora non chiariti, sono arrivate loro:

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Dopo un anno qual è il bilancio? Diciamo subito una cosa: ha ragione Nicola quando dice che bisogna resistere al fascino che le galline esercitano e al ruolo che occupano stabilmente nel nostro immaginario di cercatori di un altro modo di fare le cose (ognuno nella scala adeguata a casa propria e alle proprie possibilità): consiglio già da ora di prendere le galline solo se una onesta e attenta analisi del “sistema”, di cui esse diventeranno parte, lo suggerisce. E nel sistema, vale anche per chi vive in città, ci metto: lo spazio e i tempo a disposizione,  i vicini di casa, la voglia di maneggiare molta cacca, l’avere un posto in cui raccogliere questa cacca per farla maturare e stabilizzare, qualche coltivazione in cui utilizzare il fertilizzante ottenuto, un negozio di granaglie relativamente vicino, etc etc.

Insomma, non fate come me e non cedete subito allo stranissimo fascino di questi animali molto poco empatici. Sappiate che le galline non vogliono familiarizzare, non vengono verso di voi scodinzolando e volendo giocare, non cercano coccole. Accorrono sempre ma solo perchè potreste avere del cibo con voi e a quello sono sempre interessate. Non è però del tutto vero che mangiano tutti gli avanzi della cucina, alcune cose non le gradiscono, non confondiamole con i maiali (detto senza alcuna offesa, ho grande rispetto per i maiali). Certe verdure dal gusto forte, certe foglie che possono avanzare quando si cucina non le apprezzano, mentre sono ghiotte di tutti gli avanzi di pasta, pane o carne (ma queste cose non dovrebbero MAI avanzare!!)

Loro passano il tempo a esplorare il giardino e a razzolare nel terreno alla ricerca di insetti e lombrichi; quando sono stanche si riposano accoccolate a terra. Lavorare in giardino con loro è molto rilassante perchè a modo loro tengono comunque molta compagnia, sono curiose e vengono sempre tra i piedi. Non mi stupisce che in certi casi le galline siano state usate nella terapia di bambini affetti da autismo.

Questo è l’altro aspetto da considerare bene: le galline non mangiano proprio tutte le piante che potreste coltivare in un giardino cittadino, però di sicuro le distruggono a forza di razzolarci intorno. Hanno una incredibile capacità di fissarsi su un punto preciso e scavare finchè non perdono interesse (non subito); sono molto ammirata da questa loro caratteristica. Se si progetta di coltivare e di tenere galline, bisogna studiare come separare i sue spazi. Ci vuole un buon design iniziale, adesso che mi accorgo di non averlo avuto, lo posso dire. Da noi Kikka e Kokka hanno avuto la possibilità da poco dopo il loro arrivo di girare libere per tutto il giardino, dopo qualche mese  hanno iniziato a frequentare anche il giardino dei vicini e la loro incolumità è dovuta al fatto che abbiamo due vicini eccezionali che le hanno avute subito in simpatia. Ovviamente in caso contrario, avremmo dovuto in qualche modo limitarle. Ma le cose sono andate così e adesso passiamo una quota di uova ai vicni per la loro collaborazione.

In conclusione, il bilancio è positivo, Kikka e  Kokka sono diventate parte integrante della famiglia e alla sera tutti controlliamo che stiano bene. Complice l’inverno mite, non hanno mai smesso di dormire all’aperto (vedi foto  sopra) come vere galline ruspanti e di fare uova, talvolta cambiando nido senza preavviso

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Brave le mie ragazze, vi dedico una canzone di Leonard Cohen che amo molto!

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Un anno con Kikka e Kokka