“Il corpo e la terra” di Wendell Berry

“Sono certo comunque che nessuna soluzione soddisfacente può nascere dal considerare il matrimonio e l’agricoltura separatamente. Questi infatti sono i nostri legami fondamentali fra noi e con la terra e tendono a mettersi in relazione analogicamente e a condizionarsi reciprocamente: le nostre pretese nei confronti della terra sono determinate dai nostri modi di vivere tra noi; la nostra comunione reciproca è portata alla luce dai nostri modi di usare la terra. E sono certo che non può nemmeno essere cambiata in meglio con i metodi scientifici e legislativi che abbiamo usato. I modi di vivere cambiano solo vivendo. Vivere seguendo il parere dell’esperto di turno significa buttare via la propria vita.”

E’ difficile parlare di questo libro, mi sa che lo dovrò rileggere qualche altra volta per capirlo bene, per iniziare a capirlo. Come dice una nota in  copertina, questo libro è anche “guaritore” perchè contiente pensieri di verità che hanno il potere di curare i corpi attraverso le menti, permettendo di ristabilire i contatti interrotti tra corpo e anima e fra noi e la terra. Il tema della guarigione e di cosa vuol dire essere “sani” mi pare sia il tema principale. Siamo sani quando quando il corpo non è più diviso dall’anima e non è solo un involucro per portare in giro il nostro cervello. Se il corpo è solo un involcuro e un fardello, da cui siamo stati liberati non dovendo più utilizzarlo nell’opprimente lavoro della terra per produrre il cibo, crediamo di essere liberi ma siamo in realtà divisi in due in profondità e il corpo diventa solo un consumatore, un produttore di rifiuti.

In questa analisi la separazione tra corpo e anima e l’allontanamento dalla terra va di pari passo con l’analisi sulla degenerazione del matrimonio. Questa parte è difficile da comprendere pienamente per noi lettori di innumerevoli manuali di realizzazione personale;  in essa si dice che marito e moglie sono anche loro separati nel profondo perchè non collaborano più alla creazione e cura del loro ambiente domestico, pur nella differenza del lavoro di ciascuno. Dice Berry “Le donne tradizionalmente hanno svolto tra le mansioni relative alla nutrizione quelle più confinate territorialmente, anche se non necessariamente le meno dignitose: tenere la casa, accudire ai figli giovani, preparare il cibo. Nella situazione urbano-industriale il confinamento di queste tradizionali attività divise sempre di più le donne dalle attività “importanti” della nuova economia. Inoltre, in questa situazione il tradizionale ruolo nutritore degli uomini, quello di approvvigionare la casa, che in una società agricola era altrettanto costante e complesso del ruolo femminile, divenne completamente astratto; il dovere dell’uomo verso la casa venne ad essere semplicemente quello di provvedere al denaro. La sola mansione residua di approvvigionamento – fare la spesa – fu trasferita alle donne. Questa soluzione che l’attività nutritiva dovesse diventare esclusivamente una questione che riguardava le donne servì a significare a tutti e due i sessi che nè il nutrimento nè la condizione della donna erano molto più importanti.” …” Nel matrimonio moderno quella che una volta era stata differenza di lavoro diventò divisione del lavoro. E in questa divisione l’ambiente domestico venne distrutto come legame pratico fra moglie e marito. Non fu più una condizione ma solo un posto”…”Senza l’ambiente domestico – non come un ideale unificante, ma come una pratica condizione di reciproca dipendenza e impegno per la quale occorreva abilità, discipplina umana e lavoro – marito e moglie hanno cominciato a scoprire che era sempre meno possibile progettare e mettere in pratica il loro matrimonio. Senza molto di preciso da poter fare l’uno per l’altra, mancano di ragioni pratiche per stare insieme. Può piacer loro la reciproca compagnia ma questo è un motivo per l’amicizia, non per il matrimonio. A parte l’affetto per i figli che possono avere e gli astratti obblighi legali ed economici, la loro unione resta giustificata soltanto dall’energia sessuale”..”Quelli che parlano di sesso come “divertimento” credendo di rivendicargli un nuovo spazio non fanno altro che riconoscerne lo spostamento dall’ambito dell’ambiente naturale.”

Come dicevo, è un’analisi profonda e complessa, che ho esposto in estrema sintesi e non potendo far altro che ricorrendo alle parole dell’autore stesso. Da questa prima lettura la cosa che mi pare d’avre colto più chiaramente è l’invito a ritrovare nella vita di ciascuno quel ruolo e quella funzione di nutrimento verso il proprio ambiente e verso la terra. Nessuno, che voglia dirsi sano, può considerarsi separato dal resto e può accettare di manetenere atrofizzati i propri legami con la natura.

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“Il corpo e la terra” di Wendell Berry

La libertà come stile di vita

Ho letto un libro che si intitola “La libertà come stile di vita” (in originale “How to be free”) di Tom Hodgkinson. Dello stesso autore ho letto anche “Oziando s’impara” (How to be an idle parent).

Nel libro si descrive, attraverso molti capitoli, il modo di perseguire la libertà da una serie di lacci e catene del mondo moderno e dal sistema economico basato sul capitalismo.  Si affrontanto le istituzioni che ci rendono meno liberi e anzi tendono a impossessarsi della nostra vita, ad esempio le banche, i supermercati, i fondi pensione, la carriera, la casa di proprietà, la cura ossessiva dei figli e altro ancora. Il succo del libero è che a queste cose si può allegramente dare un calcio e abbracciare strettamente “Madama Libertà”, a patto però di accettare anche la maggior povertà, di adeguarsi a una vita più sobria con meno possedimenti materiali e molte più relazioni umane.  L’autore si rifà continuamente all’epoca medioevale elogiando l’apprroccio più intenso, più comunitario, più spirituale e anche più godereccio alla vita. Nel Medioevo, a suo dire si viveva molto di più insieme e i soldi erano visti quasi come una colpa da espiare (memorabile secondo me il capitolo in cui si racconta che gli usurai dovevano pentirsi in punto di morte della loro attività, pena la condanna eterna). Per stare meglio, egli sostiene, dovremmo tornare INDIETRO nel tempo e non sempre correre col pensiero a come sarà il futuro; anche con le migliori intenzioni pensare al futuro genera ansia e preoccupazioni. Il futuro è un’astrazione capitalista: ti spingono a preoccuparti del futuro per poterti vendere qualcosa che si suppone ti aiuterà o ti saràa addirittura indispensabile in futuro. Invece l’unica cosa di cui preoccuparsi è il presente, cercando di goderselo al meglio.

Dovremmo tornare indietro anche con la tecnologia, riducendo tantissimo l’uso delle macchine (compresa la tv e il computer) e usare le mani, imparando a fare un po’ di tutto, dai vestiti agli oggetti per la casa agli attrezzi di lavoro. Non inseguire più la sfrenata innovazione tecnologica ma dominare noi i nostri bisogni. Si parla anche tanto di Permacultura, come metodo per minimizzare il lavoro richiesto per soddisfare i propri bisogni.

La proposta che questo libro fa è interessante e spiazzante; forse è difficile trasformare la propria vita tutta insieme, a piccoli passi è meglio ma questo approccio si presta ai piccoli passi? Inoltre dovremmo allora non perseguire più l’innovazione? La ricerca anche in campo scientifico?   Tra le cose di cui liberarsi, l’autore consiglia anche il voto. Il non votare più e il non pagare le tasse sono anch’essi metodi per perseguire la libertà, come il pensiero anarchico insegna. Ma possiamo adesso di punto in bianco non votare più? Disinteressarci di quel che ci succede intorno?

La libertà come stile di vita